MANTOVA – Con il doppio appuntamento di venerdì 16 e sabato 17 ottobre la rassegna Eterotopie di MantovaMusica ha aperto il ciclo di eventi del progetto “Inventare la Musica”, che si inserisce nell’ambito delle iniziative parallele alla mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio allestita a Palazzo Te, con l’intento di aprire uno sguardo sul rapporto tra musica e natura. A dare vita a questo primo fine settimana dei tre in cui si articola il progetto, due concerti caratterizzati da differenti dimensioni espressive della musica contemporanea, come due facce di una stessa medaglia, accomunate dalla pregevole qualità del conio. Idea centrale dell’appuntamento di venerdì sera in Sala dei Cavalli di Palazzo Te era l’omaggio per il centenario di György Kurtág incorniciato da un corollario di composizioni riconducibili all’area di formazione del compositore ungherese nato nel 1926. Un avvincente scenario costruito attorno ad una selezione dei celebri Játékok di Kurtág con storiche pagine pianistiche di Franz Liszt (1811-1886) e Béla Bartòk (1888-1945) che Ilaria Brognara, giovane pianista mantovana con all’attivo notevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali, ha interpretato con assoluta padronanza tecnica e spontaneo vigore espressivo. Collocata tra il Liszt poetico del Sonetto del Petrarca, ispirato e virtuosistico dell’elaborazione dei Sei canti Polacchi di Chopin e del trittico Venezia e Napoli e le colorite tracce della tradizione popolare delle Three Hungarian Folksongs di Bartòk, la composizione di Kurtág ha rivelato pienamente il suo carattere. L’espressione vivida di gioioso approccio all’istintivo piacere di esplorare il suono, la dinamica della tastiera, dove la pratica improvvisativa si integra con la profonda conoscenza della cultura classica. Aspetti pienamente leggibili grazie alla pregevole prova di maturità interpretativa di Ilaria Brognara completata, fuori programma, dalla sorprendente modernità di una Sonata di Domenico Scarlatti e dal suadente fascino dello Studio n. 8 di Chopin. A fronte della propensione all’innovazione, ma ancorata alla grande tradizione del passato che ha caratterizzato il concerto di venerdì, il programma della sera successiva ha intrapreso un percorso improntato all’interazione della musica con l’evoluzione tecnologica e scientifica. Tra le pareti a specchi delle Fruttiere di Palazzo Te il flautista Alessandro Lo Giudice ha offerto una suggestiva sinergia tra lo strumento classico e l’elettronica con brani di Paolo Aralla, Morton Feldmann, Alvin Lucier e Kaja Saariaho che portano l’ascolto in una intima dimensione emotiva, spirituale. Per la seconda parte del programma, con Gravitational waves il fisarmonicista Raffaele Damen e il compositore Roberto Zanata sono stati protagonisti della traduzione del fenomeno delle onde gravitazionali in linguaggio sonoro abbinato all’elaborazione video. Un affascinante atmosfera in cui i riverberi acustici e visivi dei fenomeni naturali aprono la sensibilità umana verso il significato esistenziale dell’universo.





























