MANTOVA – Un anno di lavoro, una settimana di prove a Mantova. L’esordio della nuova tournée teatrale di Marco Goldin si è tenuta al Teatro Sociale. “Monet. Una vita a colori”, il titolo dello spettacolo immersivo prodotto in occasione dei cento anni dalla morte di uno dei maggiori artisti dell’Impressionismo. Scritto e diretto dallo stesso Goldin, affiancato sul palcoscenico da due musicisti – Remo Anzovino (autore delle musiche originali) al pianoforte e Daniela Savoldi, violoncello e voce – lo spettacolo dura quasi due ore in cui il pubblico si trova catapultato in un mondo di colori, atmosfere e sensazioni.
Il sipario si apre e sul palco si trova la caratteristica panchina del famoso giardino di Monet e l’altrettanto riconoscibile cappello bianco. Ai lati due piattaforme girevoli che, oltre a riproporre parti delle immagini sceniche, servono da postazione per i musicisti.
La narrazione comincia dalla nascita di Monet, il primo lutto, la morte della madre, e le caricature esposte in un negozio di colori a Le Havre. È lì che Eugène Boudin le nota e invita l’adolescente Claude a camminare con lui, a diverse ore del giorno. “Devi guardare la luce, il colore e il cielo. Quello devi dipingere”, gli dice. E così sarà per tutta la carriera di Monet. Dall’incontro con la scuola di Barbizon alla formazione a Parigi dove incontra gli Impressionisti, Monet da vita a una “nuova costruzione della pittura del paesaggio”, osserva e ritrae la società moderna, la vita quotidiana. Il treno è il simbolo dell’industrializzazione, in Francia si passa da 2.000 a 20.000 chilometri di ferrovie, nascono i primi luoghi turistici. Il 15 aprile 1874 la prima mostra degli Impressionisti nello studio del fotografo Nadar, a Parigi, con 160 opere di una trentina di artisti tra cui Monet. L’artista però rimane vedovo della prima moglie e inizia un periodo difficile anche dal punto di vista economico. Acquista il bateau-atelier, uno studio galleggiante, che gli permette di dipingere la Senna direttamente dall’acqua. Fa tappa pure in Italia, Bordighera, Venezia. La città che ama di più al di fuori della Francia, però, è Londra. Qui incontra il mercante d’arte Paul Durand-Ruel che finanzia e salva dall’oblio lui come altri pittori impressionisti. Monet diventa un artista agiato tanto da alloggiare all’Hotel Savoy “Il sentimento prevalente nelle opere di Monet è la nostalgia”, dice Goldin, “per lui nostalgia significa Normandia”. L’artista vive metà della sua vita a Giverny, villaggio di 300 abitanti, dove c’è la sua casa con il celebre giardino, rifatto dopo un’alluvione devastante. Qui nascono le serie tra cui le 250 opere dedicate alle ninfee che come i covoni, i pioppi e la cattedrale di Rouen consegnano Monet all’immortalità.





























