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Dna ignoto tra i resti dell’ex postino: Svolta dalle perizie nel caso del presunto omicidio di Vito Mezzalira

MANTOVA – racce miste di Dna riconducibili a una persona non identificata, una sorta di “ignoto x”, individuate sul materasso, uno dei reperti raccolti nella villetta di Vito Mezzalira, e ancora dai resti scheletrici non sarebbero stati scontrati segni evidenti di azioni violente e neppure tracce biologiche dei tre indagati per omicidio. Da un lato il mistero che si infittisce, dall’altro la svolta a favore degli indagati dai risultati della perizia medico legale sui resti dell’ex postino di Ceresara, scomparso nel 2019 e trovato cadavere esattamente un anno fa sotto il giardino della sua abitazione a Sagrado, provincia di Gorizia, dove si era trasferito dopo essere andato in pensione. Sotto accusa ci sono l’ex compagna dell’uomo, Mariuccia Orlando, suo figlio Andrea Piscanec, e il fratellastro della Orlando, Moreno Redivo. Gli inquirenti contestano loro l’omicidio volontario, l’occultamento di cadavere e la truffa ai danni dello Stato, perché avrebbero continuato a percepire la pensione di Mezzalira, all’epoca 70enne. Venerdì scorso era prevista la discussione delle tre perizie disposte dalla procura di Gorizia: sugli accertamenti biologici, dattiloscopici e medico-legali. L’ultima di queste però è stata depositata poche ore prima dell’incidente probatorio, che per questo motivo è slittato di una ventina di giorni. E proprio da questa perizia sono emerse le novità più importanti tanto per l’indagine che per gli indagati. «Non risulta un’azione violenta sui resti scheletrici né tracce di Dna dei tre indagati», ha spiegato l’avvocato Giovanni Di Lullo, che con il collega Alberto Polacco difende l’ex compagna di Mezzalira e il figlio della donna. I resti dell’ex postino mantovano erano stati trovati il 6 e 7 novembre 2025, in sacchi dentro un pozzo cementato a circa 4 metri di profondità nel giardino della villetta di via Nuova, e identificati sulla base della mandibola e della dentatura, ma le ricerche erano partite già dal 2023, quando una delle sorelle, che abita ad Asola, ne aveva denunciato la scomparsa. A fine gennaio 2024 la villetta di Sagrado era già stata passata al setaccio con il georadar e le unità cinofile senza però dare esito. Lo stesso per un sopralluogo all’interno dell’abitazione e dell’autorimessa nel maggio seguente. Il terzo tentativo, il 6 novembre 2025, era stato quello decisivo.