MANTOVA – “Ora inizia l’odio verso di te. Non meriti di stare al mondo”. Il tenore dei messaggi era questo ma anche peggio, perché lei lo aveva lasciato e lui non se ne faceva una ragione. Così, in quello che è il più classico dei casi di stalking, aveva cominciato a pedinarla, ma soprattutto a tempestarla di messaggi carichi di insulti e minacce. Fatti che sono andati avanti tra il mese di maggio e dicembre del 2023, quelli che hanno portato A.P., 30enne di Mantova, a rispondere dell’accusa di stalking davanti al giudice del tribunale di Msntova che lo ha condannato a due anni e un mese di reclusione. La pena, inflitta al 30enne giovedì scorso dal giudice Greta Dondi, è superiore a quella chiesta dal Pm Elena Pacchioni, che aveva concluso la propria requisitoria richiedendo un anno e tre messi di reclusione per il reato di stalking e mille euro di ammenda per l’accusa di porto d’ armi fuori dalla propria abitazione per il quale il 30enne è stato invece assolto. Alla persona offesa, una 24enne costituitasi parte civile con l’avvocato Luca Faccin, è stato riconosciuto un risarcimento di 3mila euro a fronte di una richiesta di 25mila euro. Stando a quanto ricostruito dalle indagini il 30enne non si limitava solo a tempestare la ex con messaggi minacciosi e pieni di insulti, ma anche a scatti d’ira in sua presenza e a pedinamenti a tutte le ore del giorno (in un caso la giovane si era trovata l’ex sotto casa di prima mattina). La successiva denuncia aveva fatto scattare la procedura di codice rosso che ha portato al processo che si è concluso con la condanna a una pena per la quale non è prevista la sospensione.





























