MANTOVA Avevano venduto una casa nella prima periferia della città omettendo un dettaglio tutt’altro che trascurabile: un intero garage di pertinenza completamente abusivo. Per questo motivo una donna di 68 anni e un uomo di 46 anni, entrambi di Mantova, sono stati denunciati a piede libero dalla Polizia Locale con la pesante accusa di falso ideologico in concorso. L’indagine è partita alcuni mesi fa, durante i controlli mirati alla tutela del territorio e al rispetto delle normative urbanistiche portati avanti dagli agenti dell’Unità di Polizia Amministrativa della Polizia Locale di Mantova. Le verifiche si sono concentrate su una abitazione che era stata da poco oggetto di una compravendita immobiliare. Incrociando i dati e analizzando i documenti, gli agenti hanno scoperto una rilevante difformità strutturale. Il garage dell’abitazione non era mai stato menzionato nelle dichiarazioni rese dalle parti davanti al notaio al momento della stipula del rogito. I successivi accertamenti tecnici hanno confermato lo scenario: il manufatto era stato realizzato senza alcuna autorizzazione o titolo abilitativo, in totale violazione del Testo Unico dell’Edilizia. Poiché la costruzione abusiva risaliva alla fine degli anni ’80, gli agenti della Polizia Locale hanno dovuto effettuare approfondite verifiche documentali anche presso l’archivio storico comunale per ricostruire la storia urbanistica dell’immobile e accertare le responsabilità. A quel punto è scattata la segnalazione all’Autorità Giudiziaria con una dettagliata informativa di reato a carico dei venditori. Parallelamente, gli atti sono stati trasmessi allo Sportello Unico Comunale per l’emissione dei provvedimenti sanzionatori e l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi. A fare le spese della situazione è stato inizialmente il nuovo acquirente, ignaro della situazione. Dai controlli successivi è emerso che l’uomo ha dovuto provvedere a proprie spese alla demolizione del garage abusivo. Per i due venditori, invece, i guai sono appena iniziati. Oltre alle sanzioni previste dal Testo Unico per l’edilizia, la Procura contesta loro il reato di falso ideologico in concorso per il quale sono previsti fino a due anni di reclusione in caso di condanna. L’accusa è quella di aver indotto il notaio, nella sua funzione di pubblico ufficiale, a redigere un atto pubblico basato su dichiarazioni false e omesse.

































