Mantova L’esito della gara è incerto, ma qualche garanzia perché siano mantenuti gli impegni territoriali già acquisiti dal ministero delle infrastrutture (Mit) invero c’è. Ne è fiducioso l’ingegnere Ugo Bernini che ha preso il posto dell’ex sindaco Mattia Palazzi nel Cda della società altoatesina Autostrada del Brennero Spa, della quale hanno parte nel pacchetto azionario anche il Comune, la Provincia e la Camera di commercio.
Al momento, sia pure coperto dal segreto, parrebbe certo il numero dei contendenti per la concessione cinquantennale dell’autostrada A22, che è poi la “cinquina” di cui si parla da mesi. E oltre a Autobrennero è interessato il gruppo Abertis (tramite A4 Holding), il Gruppo Gavio (Astm), e l’iberica Sacyr in partnership con il gruppo italiano Fininc. Ma un punto parrebbe fermo: quello contenuto nel piano di finanza di progetto elaborato da Autobrennero, e che per il mantovano impegnerebbe 180 milioni da destinarsi principalmente allo sviluppo del polo intermodale di Valdaro, all’Asse sud del capoluogo e ai collegamenti accessori dei caselli mantovani che insistono sull’arteria autostradale.
«Tutto il “pacchetto” di opere è andato al Mit e ha fatto partire il bando che ora si trova in una fase di preselezione – puntualizza Bernini –. Chi vuole partecipare dovrà avere i requisiti che il Mit sta valutando. A oggi la procedura è ancóra in corso, e pare si concluda a fine settembre o ottobre. Si parla di cinque partecipanti, ma non c’è nulla di ufficiale».
E poi? «Chiusa la preselezione si aprirà la fase successiva dove il Mit chiederà a tutti i concorrenti di offrire la migliore proposta, partendo però dal piano finanziario, ossia dal piano dell’Autobrennero, che conta quel pacchetto di opere». L’esito della decisione dovrà misurarsi sulla qualità delle proposte: «Qualcuno potrà offrire anche di più rispetto al piano di Autobrennero. Altri meno… Solo dopo però si potranno fare i bilanci e attribuire le graduatorie di gara, ma è chiaro che rispetto al piano dell’attuale gestore dovranno esserci proposte migliorative o integrate, e non è pensabile che quei 10 miliardi circa di interventi proposti per i territori interessati dall’asse autostradale possano essere cancellati».
Per Bernini sarebbe strategico se il Mit prendesse in considerazione le istanze territoriali, che sono le stesse che hanno fatto nascere negli anni ’sessanta l’A22: «Cosa sarebbe Mantova stessa senza quell’autostrada nata da un piano che risaliva a De Gasperi? E parliamo di un’opera che si è pagata da sola sul mercato, ossia con i pedaggi, con una minima partecipazione del ministero e a tutto vantaggio degli enti locali» conclude Bernini.



































