MANTOVA Accompagnato dal proprio difensore, nonché protetto dal cappuccio di una felpa tirato sul volto per non incrociare telecamere e obiettivi fotografici, a distanza di una settimana esatta dai fatti ha varcato la soglia dell’abitazione di famiglia in cui lo scorso 19 novembre la polizia locale di Borgo Virgilio aveva rinvenuto il corpo mummificato di sua madre, Graziella Dall’Oglio.
Per A.G., il 56enne ex infermiere di Romanore ora balzato alle cronache, non solo nazionali, per l’ormai nota vicenda della truffa per la pensione smascherata e dell’occultamento del cadavere del genitore, ieri mattina è stato il momento di rientrare nella villetta, ora sotto sequestro, per ottemperare alla perquisizione da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Mantova.
Unitamente ai militari dell’Arma, chiamati nell’occasione a reperire documenti e materiali vario, presente anche il consulente informatico incaricato dalla procura di via Poma al fine di periziare i vari supporti tecnologici in uso all’indagato. Un accurato sopralluogo durato diverse ore, fino alle 13.30. Questa la novità di giornata circa il giallo di Borgo Virgilio, caso mediatico divenuto ora quantomeno più definito sulla scorta delle risultanze della seconda autopsia effettuata, l’altra mattina sul corpo della vittima tramite Tac, dal dottor Dario Raniero dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Verona, e a questo punto deceduta con tutta probabilità per cause prettamente naturali. Dall’esito di tale esame infatti, non sarebbero emerse evidenze di sorta di traumi riconducibili a morte violenta con i prelievi di tessuti, ossa, capelli e organi interni poi inviati a un laboratorio specializzato per risposte più esaustive sull’esatta causa del decesso, verosimilmente risalente al 2022. A tale anno infatti corrisponderebbe precipuamente un atto notarile a firma della vittima. Detti esami tenderanno inoltre a fornire risposte inconfutabili anche in merito alle tecniche di conservazione del cadavere, quali somministrazione di sostanze anti putrefattive e formaldeide, in via ipotetica utilizzate dal figlio della donna proprio per tale scopo. Salma, benché conclusi gli accertamenti diretti, attualmente però ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nel frattempo, in attesa di far piena luce su tempistiche e dinamiche di morte della pensionata, non sarebbe ancora stato fissato alcun interrogatorio da parte del sostituto procuratore titolare del fascicolo d’indagine nei confronti del 56enne, quest’ultimo rappresentato dall’avvocato Francesco Ferrari. Altro aspetto su cui ora ruota la vicenda, quello afferente un paventato presunto complice – in questo caso per favoreggiamento – indicato alla guida dell’auto da cui mercoledì scorso era sceso l’infermiere travestito con abiti femminili.
In merito a tale particolare circostanza, su cui vige al momento il più stretto riserbo da parte degli inquirenti e in attesa di conferme ufficiali, gli investigatori starebbero quindi provvedendo alla visione dei filmati dei sistemi della videosorveglianza, sia pubblica che privata, presenti nella zona del municipio di Borgo Virgilio. Stando infatti a quanto sommariamente trapelato da più parti, ma sempre in attesa di riscontro, il 19 novembre scorso, l’uomo si sarebbe fatto accompagnare all’appuntamento in Comune da qualcuno, rimasto però all’esterno mentre il 56enne tentava di spacciarsi per la madre, con l’obiettivo di procedere al rinnovo della carta d’identità dell’anziana e poter così continuare a percepire la cospicua pensione di reversibilità spettante alla donna.
A carico dell’indagato, dal 2017 risultato disoccupato ma con un passato di infermiere in cliniche private con mansioni anche di sala operatoria, sono al momento formulate le ipotesi di accusa di occultamento di cadavere, truffa ai danni dello Stato, falso e sostituzione di persona.
Lorenzo Neri





































