Home Cronaca In pensione Cesare Perotti, uno degli eroi del plasma anti Covid

In pensione Cesare Perotti, uno degli eroi del plasma anti Covid

Mantova Nelle ore più buie della pandemia, al pari del mantovano Giuseppe De Donno di cui nemmeno un mese fa è ricorso il quarto anniversario della morte, aveva sperimentato le prime terapie a base di plasma, mesi prima che vaccini e farmaci antivirali fossero disponibili: ora dopo quarant’anni al San Matteo di Pavia Cesare Perotti va in pensione. Dal 1995 Perotti è stato al Simt, il centro di immunoematologia che tra le altre cose si occupa di raccolta sangue e di medicina trasfusionale, estraendo dal sangue le cellule staminali e altre componenti utilizzate dagli specialisti per trattare un ampio ventaglio malattie, dai tumori al rigetto post trapianto. Fu lui che, collaborando con l’ospedale Carlo Poma di Mantova e col compianto dottor De Donno, decise di seguire un’intuizione che arrivava dal passato: raccogliere il plasma di pazienti Covid in via di guarigione (e per questo ricco di anticorpi contro il virus) così da infonderlo nei malati per curarli, innalzandone le difese immunitarie. Un primo barlume di speranza emerso nel marzo 2020, quando sembrava non ci fosse via d’uscita dalle centinaia di morti quotidiane, la maggior parte registrate in Lombardia. «Siamo stati tra i primi in Europa – racconta Perotti – ma abbiamo soltanto applicato la storia della medicina utilizzando strumenti moderni: già inizio ’900 il patologo tedesco Paul Ehrlich aveva utilizzato il plasma di pazienti convalescenti per curare la difterite. Bisogna essere onesti. Il plasma iperimmune è stata una terapia efficace anche contro il Covid e, dopo le tante polemiche di quei mesi il nostro impegno intellettuale è stato riconosciuto da un articolo nel New England journal of medicine, dell’ottobre di due anni fa: ha dimostrato ancora una volta l’efficacia di questo strumento sicuro, meno costoso dei farmaci e con effetti collaterali trascurabili. Una conquista del servizio sanitario pubblico e non del business farmaceutico» afferma Perotti. Prima di trasformarsi in un usurato argomento da talk show, il Covid era un virus ancora poco conosciuto che, entro la fine del marzo 2020, avrebbe ucciso più di 12mila persone in Italia. Nessuna cura, nessun farmaco specifico all’orizzonte, mentre il vaccino sarebbe stato offerto a tutti solo nel giugno 2021. «Serviva e subito – spiega – un trattamento efficace per dare più occasioni ai pazienti indifesi, mentre la ricerca farmaceutica faceva il suo corso per arrestare una pandemia che fu la tragedia di molte famiglie, per via del caro prezzo imposto a tantissimi anziani. Uno spiraglio di luce arrivò da chi decise di credere nel plasma iperimmune, prelevato dai convalescenti Covid per essere infuso nei malati con l’infezione in atto».