MANTOVA – Ci sono contrasti interni nel Pd sulle questioni infrastrutturali? E ci sono dubbî che i grandi cantieri in corso troveranno ostacoli, oltre a produrre danni esistenziali ai cittadini per l’incremento del traffico ferroviario a Mantova? L’ultima parola spetta all’ex sindaco Mattia Palazzi.
Il tema della cintura ferroviaria sembra diventato centrale e cruciale nel dibattito cittadino, anche all’interno del suo partito, evidenziando posizioni contrastanti. Non dica che sono nostre invenzioni.
«Siete stati molto bravi a far sembrare posizioni contrastanti posizioni del tutto coerenti, peraltro datate 2018. Lo ha precisato lo stesso Carra sul vostro giornale. Nel 2018 ho iniziato la lunga negoziazione per ottenere due cose: i progetti e poi i soldi per i due sottopassi, Porta Cerese e Gambarara e il protocollo nel quale Rfi si impegnava a verificare la fattibilità e costi dello spostamento di quel tratto di ferrovia. Anche un bambino capisce che sono, per tempi e per risorse, due partite distinte. Dopo avere negoziato con quattro governi diversi nel 2021 con Draghi sono riuscito a ottenere le risorse per i sottopassi. Nel frattempo Rfi ha detto che è nel loro interesse arrivare in futuro a spostare la ferrovia, ma servono miliardi e un numero di anni oggi nemmeno ipotizzabile, qualora si trovassero le risorse. E per essere realisti finché il governo tiene vincolati 15 miliardi per il ponte sullo Stretto direi che la discussione resta teorica. Ma nel frattempo, anche per questioni ambientali sacrosante, aumenta il traffico merci su ferro e già oggi il passaggio a livello di Porta Cerese chiude 29 volte al giorno, Gambarara 42. Ergo, senza sottopassi, la città resta chiusa dentro. Vede, si è parlato per 50 anni del sottopasso; io nei miei 11 anni da sindaco più che parlare ho realizzato. Adesso possiamo parlare per altri anni e anni dello spostamento della ferrovia ma intanto il sottopasso inizia e non saremo blindati dentro».
Lei è realista e politico molto accorto; dunque, come legge l’ordine del giorno di Carra in Regione?
«Carra ha voluto stanare la maggioranza della Regione che sulle infrastrutture (vedi la Mantova Cremona), parla da decennî e non ne realizza un metro per la città e la grande Mantova».
Ma Carra stesso nel suo testo riconosce la pericolosità dell’attraversamento della città di treni merci con carichi pericolosi, che potrebbero aumentare in futuro. Lei aveva avuto garanzie da Rfi in tal senso?
«I treni merci aumentano da oltre un decennio, non da oggi. Sia per motivi di mercato e perché le nostre autostrade sono intasate di camion, come la A22, e spostare le merci da gomma a ferro è una direttiva europea oltre che un processo che ottimizza gli approvvigionamenti alle imprese. Dopodiché farei sommessamente notare a tutti coloro che pensano che togliere le sbarre di porta Cerese comporti non so cosa, che ci sono altre decine e decine di passaggi a livello che restano, in mezzo alla campagna e non solo, nella stessa linea. In campagna elettorale la destra sosteneva che io avessi scambiato con Rfi un aumento dei treni merci in cambio del sottopasso. Un’idiozia surreale, come se queste scelte si barattassero come al mercato. Ma siccome io sono una persona seria e ho solo e sempre lavorato per il bene della città, scrissi a Rfi, e Rfi ha risposto dicendo che era assolutamente falso. La risposta è agli atti in Comune. Leggetela».
È difficile credere che Rfi si impegni con quasi 50 milioni solo per beneficiare la viabilità di Porta Cerese senza avere altri tornaconti.
«L’unica cosa difficile è stata negoziare con quattro ministri diversi senza mai far cadere la palla. Ma ci sono riuscito e adesso iniziano i lavori. Il resto lo lascio a chi ha tempo da perdere per cercare complotti dove non ci sono».
Cambiamo la domanda: i tecnici di Rfi venuti in città hanno dichiarato che per eliminare ogni passaggio a livello mettono in conto spese massime per 900mila euro. Come mai qui ne spenderebbero 50 volte di più?
«Perché grazie al governo Draghi e all’allora ministro Giovannini fu fatta deroga alla norma, come anche in altre città. È tutto scritto nelle carte e nei protocolli che firmai con ministero e RfI. Bisogna quantomeno fare la fatica di leggere le carte. Chi non le studia parla a sproposito».
Per dare corso al suo protocollo con Rfi del ’18, Carra dice che servirebbero fra i 4 e i 5 miliardi. È una barzelletta o qualcosa in cui si può realisticamente e ragionevolmente credere?
«Credo si riferisca a quanto emerso nell’assemblea in via Luzio di circa un mese fa quando il sindaco Murari assieme a Rfi ha presentato il cronoprogramma e l’avvio lavori di Porta Cerese. Ma io non c’ero, posso solo dedurre».
Il nodo di Porta Cerese ha un cronoprogramma di tre anni per portare a termine i lavori. Non teme che possa ripetersi l’agonia di piazza Don Leoni, il cui cantiere doveva durare due anni, e ormai siamo oltre i quattro?
«Sono ditte diverse, non facciamo confusione tra la stazione appaltante che è sempre Rfi con chi esegue i lavori. Dopodiché che un’opera così complessa possa avere qualche ritardo si può mettere in conto. Il Comune, come ha già detto il sindaco Murari, ha predisposto con Rfi molti step di verifica. Dopodiché le infrastrutture pubbliche o si fanno o non si fanno. Chi evita di farle per paura che gli imprevisti possano allungare i tempi, è meglio che cambi mestiere».
È ancóra convinto che Autobrennero possa mantenere la titolarità dell’A22, e che si mantengano gli impegni per 180 milioni di opere nel Mantovano?
«Sono convintissimo che il piano di oltre dieci miliardi di Autobrennero sia il migliore per i territori e per i soci pubblici. E sono altresì convinto che può vincere la gara e realizzare quanto previsto nel piano, comprese le opere dei 180 milioni».
Parliamo ora di politica, si candiderà in parlamento?
«Non dipende da me, le liste le fanno a Roma. E con questa pessima nuova legge elettorale i capilista sono bloccati e rappresentano oltre due terzi del parlamento. L’altro o l’altra, quantomeno per il Pd, che verosimilmente nel nostro collegio ne eleggerà uno oltre al capolista, deve giocarsela a preferenze in un collegio che tiene dentro Mantova, Cremona, Lodi e Pavia alla Camera, e Mantova, Brescia e Cremona al Senato. Una sfida molto difficile per chi corre a preferenza. Non mi spaventa, ma è oggettivo sia penalizzante e anche molto, molto costoso».
Nel frattempo cosa fa?
«Sto lavorando, in diverse città, a partita Iva. Nel privato e nel pubblico. Lavori cose che mi sono trovato io e anche L’attestato di stima di manager pubblici e di due colleghi sindaci di grandi città che hanno ritenuto io potessi seguire iniziative pubbliche molto complesse, in Piemonte e Lombardia. Mi sono fatto su le maniche e sono ripartito con esperienze diverse, pur continuando da capogruppo in consiglio comunale a mantenere l’impegno sulla città. Ho preso una quantità tale di preferenze che sento pienamente questa responsabilità verso i mantovani. E sto continuando nell’impegno di vice presidente Anci».
Le chiedo un’ultima cosa: le manca di fare il sindaco? «L’esperienza da sindaco, per chi ama la propria città, se fatta senza risparmiarsi come l’ho fatta io, è l’unica a mettere alla prova tutto in una persona: idee, concretezza, umiltà e coraggio, leadership, generosità, fiducia, capacità di cambiare idea e di resistere a insulti e critiche. Vittorie e sconfitte. È un tutto. Ogni giorno vivi tutti gli stati d’animo, anche i più opposti. Ma se alla fine, guardandoti indietro, puoi dire di aver dato il massimo e avere cambiato in meglio la città e la vita dei mantovani, senti che il legame creato con la tua gente è più forte e dura più del ruolo. Mi manca il lavoro quotidiano per costruire soluzioni concrete e per immaginare progetti nuovi, ma sto anche imparando cose nuove e ci sto mettendo lo stesso impegno. Ho terminato da sindaco con un percorso ordinato e generoso, senza mai mettere me davanti al progetto per la città, e oggi il sindaco Murari con le sue idee e il suo stile continua in modo positivo il lavoro per Mantova. La Voce scrisse più volte che avrei ricevuto incarichi in società del Comune o avrei fatto il presidente del consiglio comunale o l’assessore. E invece io non ho chiesto nulla, e nulla di tutto ciò è successo. Sono uscito sindaco e sono rientrato consigliere comunale grazie solo al voto dei Mantovani. Mi sono aperto partita Iva e ho avviato esperienze nuove. Questo mi rende molto libero di dire ciò che penso, di aiutare e di combattere per le idee in cui credo. E lo farò. Mai da solo. Perché da soli non si combina nulla per gli altri».





























