Tentò di soffocare la convivente, 46enne sul banco degli imputati

Mantova Protetta dietro un paravento, per non incrociare nemmeno per un istante lo sguardo col proprio presunto aguzzino, ha riannodato il nastro dei ricordi ricostruendo passo passo le varie fasi di quella relazione affettiva, da lei descritta come tribolata e tormentata. A parlare ieri in aula, innanzi a giudice e pubblico ministero, una 50enne italiana residente nel capoluogo virgiliano, persona offesa nel processo che vede ora alla sbarra l’ex convivente, un 46enne cittadino rumeno, chiamato nella circostanza a difendersi dalle ipotesi di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate.
Una vicenda, l’ennesima afferente reati da codice rosso e violenza di genere, risalente, sempre in via presuntiva, tra il 2017 e il maggio del 2023 quando, in tale ultimo periodo, era scattata a seguito di plurime denunce l’indagine da parte dei carabinieri della compagnia di Mantova. «Dopo un’iniziale fase piuttosto tranquilla del nostro rapporto, sfociato pure in convivenza a casa mia – ha riferito la donna, non costituitasi però parte civile – il suo atteggiamento nei miei confronti ha preso via via a diventare sempre più aggressivo.
Di me non interessava nulla, voleva solo un tetto sopra la testa per vivere e poter fare i propri comodi. Stava tutto il giorno fuori casa a bere e a giocare alle slot machine nei bar della zona e al suo rientro, a sera tarda o anche a notte fonda, iniziava a perseguitarmi con offese, ingiurie e minacce di morte. “Ti faccio star zitta per sempre”, oppure “Ti butto giù dal balcone”, ripeteva sempre. Inoltre mi dava dell’alcolizzata per i miei pregressi problemi di dipendenza, ma lui se ne andava in giro con lo zaino pieno di bottiglie e lattine di birra». Dalle male parole alla violenza fisica il passo sarebbe quindi stato breve. Era molto forte fisicamente e mi sovrastava, se voleva farmi male non faceva fatica – ha ricordato la donna in lacrime -. In un’occasione, dopo aver scardinato in un impeto d’ira un’anta dell’armadio mi ha spinto contro lo stipite della porta della camera da letto per poi sbattermi a terra. Fino all’episodio clou quando, avendogli intimato di andarsene, lui mi ha afferrata per i polsi e gettata sul letto per poi stringermi le mani attorno al collo strozzandomi fino a farmi perdere i sensi».