Tutela Made in Italy: Mantova si fa sentire

Milano Sono più di mille gli imprenditori agricoli mantovani che ieri si sono uniti ai 6.500 lombardi riunitisi a Milano per l’incontro nazionale sulla tutela del Made In Italy al SuperStudio Maxi di Milano assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Lombardia, Gianfranco Comincioli.
Sul tavolo i temi trattati sono stati diversi: si va dai dieci miliardi di euro di fondi della Politica agricola comune che tornano agli agricoltori italiani per difendere la produzione di cibo e la sovranità alimentare, all’innovazione, alla lotta al dissesto, al ricambio generazionale, alla tutela dei redditi.
Nel suo intervento il presidente provinciale di Coldiretti Fabio Mantovani ha sottolineato che «da settembre il prezzo dei suini è calato costantemente, anche per le pressioni della carne di maiale proveniente dalla Spagna, dopo i blocchi all’export imposti dal Sud Est Asiatico per la peste suina africana in Spagna – ha esordito Mantovani -. Il nostro settore è schiacciato da una concorrenza interna all’Unione europea, che sta mettendo in difficoltà il nostro settore, anche perché per ogni coscia di maiale prodotta in Lombardia ne entrano cinque dall’estero. Ma quelle cosce provenienti dall’estero hanno rispettato tutte le regole di benessere animale, che rispettano gli allevatori lombardi? Per quanto tempo dovremo sopportare le norme attuali sull’ultima trasformazione, che permettono di trasformare in italiano qualsiasi prodotto che arriva dall’estero, solamente con un intervento di lavorazione minimo? Senza il rispetto delle regole le nostre aziende rischiano di chiudere».
Il numero uno di Coldiretti Mantova ha anche ribadito l’importanza di arrivare a una commissione unica pure per il riso e per il settore bovino, oltre che per il comparto suinicolo e per il grano duro; nel complesso il convegno ha anche confermato la volontà di Coldiretti nazionale di richiedere una pac che sia più semplice e libera da quelle che l’associazione di categoria del mondo agricolo definisce “follie da tecnocrati di Bruxelles”.