Da ottobre la prosa al Sociale, e già il pubblico arriva ad abbonarsi

MANTOVA  – Il dato da sottolineare subito è uno: alla biglietteria del Teatro Sociale ieri mattina c’erano persone in coda per l’abbonamento alla prossima stagione teatrale, mentre era in corso la presentazione della stessa nel foyer del Massimo cittadino, da parte della presidente di Fondazione “Umberto Artioli” Federica Restani, del direttore artistico della prosa Raffaele Latagliata, del coordinatore della Fondazione Federico Ferrari e dell’assessore comunale Andrea Caprini. Presente il presidente del Sociale Paolo Protti, padrone di casa della sede degli appuntamenti che da ottobre a marzo vanno a comporre il cartellone 2025/26.
Questo per dire non solo che l’inizio paia promettente. Ma pure che a Mantova qualcosa sia cambiato. E sia in via di trasformazione. Un po’ per merito del pubblico, un po’ il lavoro che si è svolto sul medesimo.
Sette gli spettacoli che vanno a comporre il calendario ieri illustrato. Con due proposte fuori abbonamento: l’anteprima “Donald” di e con Stefano Massini il 12 ottobre e ed “Âme” di Les Farfadais il 27 settembre.
Prima delle nuove proposte un sunto della scorsa stagione. Che non tratta solo prosa. Si è infatti giunti al sesto anno di gestione da parte della Fondazione delle rassegne che caratterizzano il contesto invernale di attività al Teatro Sociale: una sessantina quelle del 24/25, con oltre 36.000 presenze. Abbonamenti più che raddoppiati e diversi sold out sulla prosa. Che evidentemente risponde alle esigenze degli spettatori del territorio. Il lavoro prosegue nell’intento di creare comunità oltre che spunti culturali.
Il sipario del Sociale si alza il 12 ottobre con l’anteprima che narra la scalata al potere dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Con Massini quattro musicisti sul palco ad affiancare la narrazione. Sempre di ambizione, fino alle estreme conseguenze, si tratta nel “Macbeth” di Shakespeare, portato sul palco sul palco da Daniele Pecci e Laura Marinoni il 19 novembre. Il 3 dicembre arriva una delle colonne ormai indiscusse del teatro italiano (l’altra è Lavia e c’è anche lui): Franco Branciaroli traduce al pubblico l’ironia sprezzante e la satira sociale di Carlo Goldoni, con il suo “Sior Todero brontolon”. Il 18 dicembre “Misurare il salto delle rane”, l’ultimo lavoro di Carrozzeria Orfeo, compagnia che unisce un linguaggio contemporaneo all’analisi senza filtri delle fragilità e delle ossessioni individuali e collettive. Il “Lungo viaggio verso la notte”, testo di Eugene O’Neill vincitore del premio Pulitzer, sarà portato in scena il 14 gennaio da Gabriele Lavia e Federica Di Martino. Gli attori della compagnia si fermeranno in città una settimana e il teatro sarà sede per le loro prove. Gradito ritorno a Mantova l’11 febbraio quello di Vanessa Gravina (vista qui ne “Le serve” di Jean Genet), protagonista del giallo “Pazza”, che sviluppa anche temi attuali (da sempre) come la violenza di genere. Altro ritorno quello di Giuliana De Sio (già al Massimo con “Notturno di donna con ospiti”) che analizza la società decadente e incapace di reazione del “Gabbiano” di Anton Cechov, il 3 marzo. A chiudere la stagione il 19 marzo sarà “Lisistrata”, il classico di Aristofane che ancora oggi molto ha da comunicare, attraverso le parole di Lella Costa.
Per la prima volta, inoltre, Fondazione Artioli e Open Festival si uniscono in una co produzione che darà vita a una residenza artistica e poi allo spettacolo liberamente ispirato all’Inferno dantesco “Âme”, il 27 settembre.
Chi si abbonerà ai sette spettacoli in cartellone potrà acquistare uno degli appuntamenti fuori abbonamento ad un prezzo speciale.
I prezzi in platea variano da 30 a 35 auro (platea gold), 27 euro i palchi, 20 la loggia, 17 il loggione. Abbonamento a 210 euro (gold) o 180 euro. Restano tutte le agevolazioni consuete, in particolare quelle per gli studenti. Informazioni al sito mantovateatro.it.