Mantova “L’importante è vincere”. È il titolo dell’appuntamento che vedrà protagonisti Federico Buffa e Moris Gasparri, autore del libro “La partita del potere” (ed. Egea), oggi a San Sebastiano (ore 21.15).
Moris, la sua prima esperienza a Festivaletteratura: cosa si aspetta?
“Provo grande emozione, per il prestigio dell’appuntamento, l’importanza della ricorrenza, la grande partecipazione collettiva che ha reso il festival iconico e anche per un fatto particolare. Da allievo di Massimo Cacciari sono da sempre molto legato per ragioni di studio a Mantova: è una città che ci ha sempre caldamente invitato a vedere, rivedere e comprendere attraverso le grandi architetture di Leon Battista Alberti. Inoltre, anche se pochi lo sanno, Alberti è anche uno degli anelli di congiunzione tra sport antico e moderno, quindi poter parlare di sport a pochi metri dal suo San Sebastiano sarà molto significativo per me”.
Buffa è un animatore fisso ormai del Festival. Come nasce il suo rapporto con lui e la scelta di venire a Mantova?
“Abbiamo collaborato a Sky Sport nel 2019, quando la storia delle Nadeshiko, la nazionale femminile giapponese di calcio che vinse i Mondiali nel 2011 a pochi mesi dalla tragedia di Fukushima e di cui mi ero occupato in un capitolo del mio libro Campionesse scritto assieme a Michele Uva, divenne una puntata speciale di “Buffa Racconta” per i Mondiali femminili in Francia. Poi lo scorso anno mi ha chiesto di scrivergli un testo sul tema “Olimpiadi tra guerra e pace”, che è diventato uno spettacolo teatrale che sta girando l’Italia. Crediamo che il Festivaletteratura sia il luogo perfetto per parlare di sport esaltandone i suoi significati storici e culturali”.
Veniamo al libro “La partita del potere”. Come lo sport, da strumento di pace, si è trasformato in un’arma di potere?
“C’è una ragione geopolitica: viviamo in un’epoca globale con molti più centri di potere e con uno spostamento dell’asse mondiale verso Oriente. Questi centri – Cina, India, Arabia Saudita – cercano di legittimarsi attraverso lo sport, vivendolo in maniera molto più politica rispetto alla tradizione occidentale”.
Putin, Trump, Xi e Modi. C’è un filo rosso che li accomuna?
“In modi diversi e specifici, la costruzione interessata di vere ideologie politiche dello sport. Lo sport come vetrina simbolica attraverso cui veicolare idee di restaurazione della propria potenza geopolitica (l’America che torna grande, la Cina che ritrova il suo vigore, la Russia che riemerge dal collasso dell’impero sovietico, l’India che vuole sentirsi superpotenza)”.
Trump, Infantino e gli ultimi Mondiali di calcio. Che idea si è fatto?
“Jules Rimet, profeta sportivo della pace e personaggio ahimé quasi totalmente dimenticato, quasi un secolo fa ideò la Coppa del Mondo come strumento per promuovere l’armonia nelle relazioni internazionali, ispirato dallo sforzo dell’allora neonata Società delle Nazioni, antesignana dell’Onu. Infantino a un secolo di distanza tratta la Coppa del Mondo come “catering scenografico” per le propagande dei nuovi imperatori del globo, ed è addirittura riuscito a inventarsi un premio per la pace a Trump. Serve aggiungere altro? Sì, l’auspicio che questa hybris servile possa presto pagare il fio”.
C’è un linguaggio particolare che identifica l’utilizzo dello sport come strumento politico?
“Ne elenco quattro, che analizzo nel libro: il legame scenografico e ideologico tra il “fighter” Trump e l’UFC, la lega americana delle arti marziali miste. L’ossessione di Xi Jinping per la “geopolitica del medagliere olimpico” e l’attenzione inedita agli sport invernali, visti come messaggeri della supremazia tecnologica cinese. L’ossessione salutistica di Putin per la pratica sportiva, intesa come strumento individuale per assicurare una maggior durata al proprio potere, e collettivo di salvezza nazionale. Gli investimenti negli esports e nelle nuove competizioni digitali, fondamentalmente legati a ragioni di sicurezza militare, per l’Arabia Saudita del “gamer” Bin Salman, in verità poco interessato al calcio”.
Anche in Italia si parla sempre più di occupazione dello sport da parte della politica, ultime in ordine di tempo le polemiche per l’elezione del senatore Claudio Durigon a capo della Lega maschile di pallavolo. Cosa ne pensa?
“Penso che in Italia tutto sia sempre politica alla fine, cambiano modi e forme ma non è mai esistita questa astratta separazione. Credo però, e ne ho anche lungamente scritto, che il vero politico dello sport oggi in Italia sia il presidente Mattarella, che da questo punto di vista ha portato innovazioni profonde nella cultura della principale istituzione repubblicana. Altro che occupazione, le figure di rilievo delle classi dirigenti politiche dell’Italia repubblicana, a destra come a sinistra, non si sono mai veramente interessate allo sport, e continuano a non farlo”.





























