Mantova Parlare di disabilità non è mai semplice, specie nel contesto sociale attuale, nel quale è necessario prestare estrema attenzione a tutto ciò che viene detto e dove il politicamente corretto la fa spesso da padrona. Non è questo il caso di Paolo Ruffini. Nei vari format che ha creato, ha sempre provato a trattare tematiche spinose, attraverso alla leggerezza e l’ironia permettendo a chi lo ascolta di porsi con atteggiamento diverso. È esattamente ciò che è accaduto ieri sera nella splendida cornice dell’Esedra di Palazzo Te con lo spettacolo Din Don Down. Coadiuvato da “La Compagnia Mayor von Frinzius” compagnia di attori con disabilità che hanno reso il tutto ancora più piacevole e dissacrante grazie alla loro capacità di saper improvvisare. La meraviglia di questo spettacolo non sta solo nel portare sul palco le diverse sfaccettature dell’essere umano, sia fisiche che psicologiche, ma di farlo in maniera dissacrante ed anticonvenzionale. Qui ci si è interfacciati anche con un altro concetto fondamentale e che pregna la quotidianità di tutti: il divino. Ci si pone costantemente davanti ad alcune questioni vitali quali dove sia possibile trovarne segni o in quale maniera si manifesti. E soprattutto cosa c’entra la ricerca del divino con la disabilità? Viene messa in dubbio innanzitutto l’idea della normalità. Il significato che viene dato a questa parola dipende totalmente dal contesto dal quale si proviene ed è spesso enfatizzata e sopravvalutata nel tentativo di sentirsi accettati dalla collettività che oggi ha standard di perfezione al limite dell’assurdo e raggiungibile solo distorcendo il reale. Essere o definirsi normali non è necessariamente qualcosa di cui andare fieri o farsi vanto. Il ribaltamento della realtà fa sì che venga messo in atto un’irriverente ed ironica versione del presente. Il risultato porta gli spettatori a riflettere su un aspetto tanto scontato quanto fondamentale della vita, ovvero l’amore. Quello più profondo che crea una connessione profonda con il diverso.
Fondamentale la collaborazione di Palazzo Te, del Comune di Mantova e de La Casa del Sole che dal 1966 si occupa di aiutare famiglie che hanno bambini o ragazzi affetti da disabilità come paralisi cerebrale infantile, autismo, ritardi cognitivi e considerare la stessa come un punto di partenza e non di arrivo. La serata è stata allietata dalla musica di Claudia Campolongo che al pianoforte si è rivelata la perfetta colonna sonora.
Giada Dall’Asta




























