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La mente umana a teatro con il “Caso Jeckyll”

MANTOVA Terzo appuntamento in calendario nel 2025 della rassegna di Prosa, “Il caso Jekyll” è andato in scena venerdì 28 febbraio nel ni ostro Massimo, nell’adatta mento dal celebre romanzo di Robert Louis Stevenson cu rato da Carla Cavalluzzi e da Sergio Rubini, quest’ultimo anche interprete e regista. Agli albori della Psicoanalisi, con la quale si è cominciato a teorizzare la presenza dell’Io e, soprattutto, dell’ Inconscio, la scelta registica di Rubini ci è apparsa molto lineare, essenziale e diretta nel proporci i momenti, anche assai crudi, in cui la vicenda Stevensoniana si dipana. In una Londra Vittoriana a cavallo tra ottocento e novecento, immersa in un atmosfera gotica, resa palpabile dal persistente mélange tra il grigio, il verde bosco ed il blu notte delle luci di scena, condita dall’immancabile caligine che rende tutto più indefinito e misterioso, con l’ampio e frequente ricorso alla tecnica del flash-back di derivazione cinematografica e alla narrazione figurata, lo spettatore è invitato ad addentrarsi nei meandri più oscuri della mente con un viaggio avventuroso e palpitante. Un viaggio attraverso il quale ci ha condotti la somma prova interpretativa di Daniele Russo, magistrale nel sostenere il doppio ruolo Dottor Jekyll-Mister Hide, raggiungendo vertici assoluti nella seduta psicoanalitica finale: accanto a lui abbiamo apprezzato la calzante e vigorosa interpretazione di Geno Diana, nei panni dell’av vocato John Gabriel Utterson, amico di Jekyll, dell’on nipresente Rubini, talora nei panni del lucido narratore, talora nelle vesti del dottor Hastie Lanyon, altro amico di Jekyll, nelle quali si calava con destrezza e con la consueta professionalità. Altrettanto ben riuscite le rese attoriali multiple di Ro bero Salemi, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia. Ben congegnata la scenografia di Gregorio Botta, concepita con due quinte convergenti al centro, di materiale semitrasparente in modo da far intravedere in simultanea più azioni sceniche; sapiente, puntuale e ben calibrato è risultato il disegno luci di Salvatore Palladino . Eleganti i costumi di scena pensati da Chiara Aversano, mentre assai azzeccato nel sottolineare le pulsioni in palcoscenico è apparso l’inces sante commento sonoro di Alessio Foglia. Alla fine, meritati e sentiti i fragorosi applausi da parte del numeroso pubblico, che ha stipato la platea, meno i palchi e i settori della loggia. Prossimo appuntamento con la Prosa il 10 marzo con la commedia “Boston Marriage”.