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Così passi da Rivarolo Mantovano e trovi il cuore della storia in costume

RIVAROLO MANTOVANO – Così va il mondo. Finisci di vedere una foto ricordo di Boston e ti capita di passare per Rivarolo Mantovano e ti viene in mente la battuta di Eugenio Montale, per il quale si poteva fare benissimo turismo anche a sette chilometri da casa, basta avere lo spirito giusto di curiosità e di passione. E direi anche di visione. Lasciarsi stupire e avere la buona curiosità per tutto, anche per i particolari all’apparenza più insignificanti è una buona ricetta per tenere alta la possibilità di emozionarsi, e quindi di vivere. Tanti anni fa alla presentazione di un mio libro, quasi segreto, nel salone della Fondazione Bam di corso Vittorio Emanuele a Mantova arrivai con il passo del turista e cioè con molta calma e guardandomi intorno come se lì non ci fossi mai stato, come se lì tra corso Vittorio, il Sociale e piazza Cavallotti non ci fossi mai passato, ed infatti l’amico Franco Amadei, organizzatore dell’evento, mi disse: sembri un turista a casa tua. A volte funziona. Se poi ci metti un po’ di sana ironia e di incuriosito distacco puoi quasi raggiungere i livelli di superiorità intellettuale e culturale esercitati dal compianto amico Nicola Cariglia, collega giornalista e già vicesindaco di Firenze, che si divertiva anche a fare il visitatore di casa propria o in giro per Firenze o Vieste, da cui proveniva il casato, si rallegrava, e faceva dilettare tutti noi nell’esercizio di stupore, a guardare e riguardare angoli e monumenti, case e torri, giardini e viottoli che erano lì da decenni e secoli con la battuta: “questo chell’è. Un c’era l’anno scorso!”. Fantastico. Mi viene in mente questo groviglio di ricordi e provo gli stessi sentimenti di grata curiosità arrivando a Rivarolo Mantovano da Bozzolo. Qui a Bozzolo era come una seconda casa perché i nonni avevano forno e pasticceria e bottega e noi ci facevamo anche un po’ di vacanze per Ferragosto, ma oltre il confine bozzolese c’ero stato raramente. Stradone lungo e quasi deserto, il tramonto aiuta a definire un orizzonte che qui sembra infinito, e quasi improvvisamente vedi in fondo una Porta che sembra il Portale di un Castello. Accipicchia è Rivarolo. Rivarolo Mantovano. Immagino il turista che si imbatte in questo monumento e poi costeggia tutto il caseggiato sulla strada che delimita perfettamente paese e campagna, abitazioni e terra. O di qua o di là. Qui ci sono drappi e bandiere, stemmi e gonfaloni in giro perché si festeggia San Bartolomeo e tutto il paese sta organizzando il Palio dei Borghi numero 44. Mica poco. E così parlando con Anna Sanguanini, Agnese Vescovi, Teresa Mazza e Francesco Bresciani con Sara Bresciani, che sono a capo dei quattro Borghi e Francesco arbitro e coordinatore storico, scopro un attaccamento alle tradizioni e una passione per la storia del territorio che mi colpisce. Festeggiamenti e rappresentazioni organizzate dalla Parrocchia con relativi oratori retta da don Massimo Sanni, a cui partecipano in costume anche sindaco Massimiliano Galli e il presidente della Pro Loco Fabio Antonietti, per dire la coralità. Eh Riarol, qui sono nati Roberto Fertonani, Giuseppe Finzi, Gorni Kramer, Sisto Locatelli, Lionello Massimelli, Paride Pozzi, Emilio Soana e Francesco Vanzan; Rivarolo, paese di Maurizio Pellegrini general manager de la Voce di Mantova di cui va fierissimo: l’è al me paes. Attenzione qui saltano le V in dialetto: Rivarolo diventa ri-arol. E noi che cerchiamo lontano da noi, noi che divaghiamo tra lidi sperduti e montagne lontane, abbiamo la fortuna di poter fare anche i visitatori di contrade vicine che sono pezzi di storia. E il bello è che come a Siena o ad Asti o sulla Riviera del Brenta anche Rivarolo Mantovano fa rivivere queste emozioni ed emozioni storiche con la rievocazione in costume con i Borghi che arrivano in piazza Finzi e si presentano al Duca, che viene omaggiato e segue le esibizioni ed i giochi, dall’arengo del palazzo Pretorio. Puoi viaggiare nel tempo anche ad occhi parti. Anche perché le sarte che preparano i costumi di nobili e popolani, Duca e damigelle, cardinale e araldi hanno una invidiabile vocazione alla perfezione. Tutti i figuranti e il popolo tra spettatori e compaesani si ritrovano ai lati della piazza con lo squillo dei musici e gli sbandieratori che muovono il cielo. Arrivano i protagonisti, arrivano i Borghi che hanno una personalità propria, sociale e civile, culturale e territoriale nella composizione del paese e nella vita del Palio. Francesco Bresciani cura la preparazione e la regia con la dedizione del cultore e dello storico: Borgo Vecchio viene da via Gonzaga Est, Borgo Fontana da via Mazzini Est, Borgo Nuovo arriva da via Gonzaga Ovest e Borgo San Rocco arriva da via Battisti. I partecipanti in costume tutti figuranti e protagonisti al contempo, superano i duecento. Non si fanno prove, tutto all’impronta. Come dal 1980, come dalle prime cronache del collega Attilio Pedretti, che ritrovo in preziose copie di lavoro. La sagra ha origini lontane ed era riservata un tempo solo a borgo Nuovo dove si trova la chiesetta di San Bartolomeo e dai primi anni Ottanta aperta a tutto il paese con la disputa del Palio e con i giochi relativi per definire il borgo vincitore. Eh, che sorprese a Rivarolo Mantovano. Ultime propaggini di provincia mantovana al confine con la provincia di Cremona ma già Diocesi di Cremona in provincia mantovana. Gli scherzi dei confini diocesani che si intersecano con i confini amministrativi e ti ritrovi con il presidente della Provincia Carlo Bottani e il vescovo di Cremona Antonio Napolioni, e dove l’occasione di passare per un paese di nome Rivarolo ti fa ricordare l’origine del nome stesso, da Ripa, cioè riva, e piccola riva nel caso specifico. E scopri anche che sono tanti i Rivarolo in Italia che proprio per identificarsi e distinguersi hanno bisogno dell’aggettivo geografico o della specificazione tipo Rivarolo Canavese o il vicino paese di Rivarolo del Re, incastonato tra Rivarolo Mantovano, Spineda e Sabbioneta e quello sì tutto cremonese. E’ proprio bello fare il turista a mezz’ora da casa, e scoprire che la parola borgo è un portale di sorprese quasi infinite. E pensare che mi fermavo solo a Bozzolo. C’è sempre un nuovo mondo dietro la curva o alla fine dello stradone. Soprattutto se ti si appare una rocca, un porta e due torri.