MANTOVA Lasciati alle spalle i bagordi di fine 2025, in casa Mantova è tempo di pensare al nuovo anno e alle tante sfide che pone. Cominciamo col dire che il 2026, per come appare adesso, si presenta come il più complicato da parecchio tempo a questa parte. Certo l’Acm è pur sempre in Serie B, quindi in una condizione privilegiata rispetto ai tempi così incerti della C. Ma per mantenere questa condizione il Mantova dovrà sudare le proverbiali sette camicie. Molto più di un anno fa, quando la salvezza era sì un traguardo tutto da conquistare, ma la struttura tecnico-societaria era collaudata e compatta. Oggi il contesto è cambiato: è peggiorata la classifica (i biancorossi sono penultimi) e il presidente Filippo Piccoli ha scelto una strada completamente nuova. Gli esoneri di Botturi e Possanzini, e i conseguenti arrivi di Rinaudo e Modesto, sono un colpo di spugna al passato e comportano un cambiamento radicale sotto tutti i punti di vista. Solo il tempo dirà se la mossa, altamente rischiosa nelle sue intenzioni “rivoluzionarie”, sarà stata azzeccata. Quello stesso tempo che al momento concede a Rinaudo e Modesto (ma anche a Piccoli) tutte le opportunità per vincere le rispettive scommesse.
Dicono che i campionati si decidano a marzo. Ma è fuor di dubbio che uno dei mesi più determinanti sia quello di gennaio. Per il Mantova sicuramente lo sarà. Sul mercato (che parte oggi) la sfida di rinnovare profondamente l’organico, innalzandone la qualità; sul campo quattro partite, di cui due apparentemente fuori portata con Palermo e Venezia (ma da giocare al Martelli) e le altre due scontri diretti da non sbagliare (a Reggio Emilia e Pescara). I biancorossi le affronteranno con esposto il cartello dei lavori in corso. Non proprio il massimo per una squadra che non può permettersi di perdere punti per strada. La speranza è che tutto si incastri nel miglior modo e tempo possibili; che i nuovi acquisti si integrino presto e bene col gioco di Modesto; che chi rimane (soprattutto i “fedelissimi” di Possanzini) mantenga intatte le motivazioni; che Rinaudo e Modesto, lastricati di buone intenzioni, sappiano gestire bene i momenti più delicati. Anche i tifosi dovranno dare una mano, ma questo è un terreno scivoloso perchè inevitabilmente influenzato dai risultati del campo. Il malcontento che serpeggiava fino all’esonero di Possanzini ha lasciato spazio a un ottimismo che però resta cauto, anche perchè le prime due gare con Modesto in panchina hanno portato in dote soltanto un punto.
Insomma, guardandolo con tutto il distacco e l’equilibrio del caso, l’orizzonte è nebuloso. Che non significa buio e tempestoso. Si tratta di osare, rimboccandosi le maniche e confidando anche nella buona sorte (un acquisto azzeccato, un episodio favorevole…). Il 2026 si è presentato con un grosso baule di incertezze. Svuotarlo e riempirlo di speranze è il primo passo cui sono chiamati in viale Te. Il resto, per citare il Poeta, lo scopriremo solo vivendo.






































