Dal cartone alla carta: la verità di Lukas Bärfuss

Il punto di partenza nella vita non è uguale per tutti. A fare la differenza in tal senso possono esserci molteplici ragioni e queste dinamiche portano talvolta a spingersi al limite per poter sfruttare al meglio le proprie capacità. “Tre volte più bravo”. Questo è il titolo dato all’evento che vedrà protagonista Lukas Bärfuss. Oggi è riconosciuto come uno degli autori di spicco del panorama letterario elvetico, tuttavia per raggiungere i suoi obiettivi si è sempre sentito in dovere di metterci più impegno degli altri. Il suo approccio con i libri è stato alquanto fortuito e quanto vissuto nella sua famiglia d’origine, dal passato criminale del padre al suicidio del fratello, era difficilmente presagibile il meritato successo ottenuto grazie alle sue opere. Lo svizzero ha rivelato di sentirsi un caso un po’ speciale. Durante il suo periodo da senzatetto, ha spesso trovato rifugio nelle biblioteche e la sua istruzione è minima ed in tal senso si sente un autodidatta. Il suo approccio si lega tuttavia al teatro popolare, tant’è che il nonno è stato a lungo un attore. Da qui deriva probabilmente la sua ruvidezza nel parlare della sua stessa storia. Si definisce “incapace a mettere bianco su nero qualcosa di inventato”. “Nel cartone di mio padre”, narra di come abbia deciso dopo anni di riaprire uno scatole appartenente al genitore e qui si apre un ventaglio di paradossi, ovvero di convinzioni che si schiantano di fronte ai fatti. La società per come è conosciuta oggi, dall’illuminismo ad oggi viene spiegata attraverso categorie specifiche. Tuttavia, questo sistema presenta una falla. Per quanto riguarda “Koala”, ha vissuto la necessità di espletare un fatto tragico anche se ciò ha voluto dire tornare più volte su quella ferita aperta. L’intento era quello di trasformare un evento tragico in qualcosa dai cui rinascere. Questi sono i miracoli di cui è capace l’arte.

Giada dall’Asta