Home Cronaca Il pranzo della domenica: DonPasta e l’Italia che resiste

Il pranzo della domenica: DonPasta e l’Italia che resiste

MANTOVA – Al tempo dell’intelligenza artificiale, del progresso ad ogni costo e di sempre nuove forme di comunicazione, ha senso parlare ancora di tradizione, ritualità, pratiche artigianali e cultura contadina, ovvero di tutte quelle meraviglie che compongono il patrimonio culturale immateriale italiano? Questa è la grande domanda alla quale DonPasta, al secolo Daniele De Michele, ha provato a rispondere nel corso delle sue ricerche e che ha riproposto ieri al pubblico di Festivaletteratura negli spazi del Seminario Vescovile. Definito dal New York Times come “uno dei più inventivi attivisti del cibo”, De Michele è salentino ed economista di formazione, ma confessa subito al pubblico in sala di essere rimasto folgorato dalla parmigiana alla salentina della nonna che ha cambiato per sempre la sua vita, rendendolo un appassionato di gastronomia e antropologo per vocazione. Maestro del mixare i linguaggi, ha accompagnato il pubblico alla riscoperta delle radici, alternando le proiezioni video realizzante incontrando contadini, artigiani e massaie su e giù per lo stivale, alla lettura di alcuni capitoli del suo ultimo lavoro editoriale “Il pranzo della Domenica” (Salani, 2024). La sua è una ricerca ibrida, capace di raccogliere gli studi del sociologo Franco Cassano e dell’antropologo Claude Levi-Strauss per contestualizzarli alla realtà dei giorni nostri. Parmigiana, caciocavallo ma anche i tortelli mantovani, di zucca e di erbe amare: durante l’incontro, tanti gli aneddoti sul cibo che, da italiani, sappiamo essere molto altro che il semplice atto del mangiare, e diventa sinonimo di comunità e convivialità, memoria e storia sociale collettiva. Attraverso i video, girati rigorosamente nei dialetti tradizionali, e la lettura dei capitoli del libro, De Michele ci restituisce l’immagine di un’Italia capace di custodire e difendere la propria tradizione, saperi e sapori antichi, resiliente nonostante tutto. Un’Italia da riscoprire e di cui essere orgogliosi.