MANTOVA – Quello che doveva essere un normale controllo di routine per verificare il rispetto delle regole commerciali si è trasformato in un’operazione di polizia ben più complessa. Il bilancio finale parla di denunce a piede libero alla Procura della Repubblica e di pesantissime sanzioni economiche. È questo l’esito dell’intervento condotto dagli agenti dell’unità di Polizia Amministrativa della Polizia Locale di Mantova all’interno di un esercizio di vicinato.
La protesta dei residenti di Valletta Valsecchi
L’operazione è scattata a seguito delle ripetute ed esasperate segnalazioni presentate dai residenti del quartiere Valletta Valsecchi. Da tempo, infatti, i cittadini lamentavano continui disturbi alla quiete pubblica, schiamazzi e degrado causati dai frequentatori del locale a ridosso delle ore notturne. Per fare luce sulla situazione, gli agenti del Comando di viale Fiume hanno deciso di far scattare un controllo mirato all’interno dell’attività.
Il controllo e la scoperta del lavoratore clandestino
Durante le prime verifiche, la Polizia Locale ha riscontrato diverse irregolarità amministrative di natura formale. La vera svolta nell’indagine è arrivata però al momento dell’identificazione del personale. Tra i banconi, gli agenti hanno individuato un dipendente di circa 50 anni, di origini asiatiche, intento a lavorare ma sprovvisto di un regolare permesso di soggiorno.
I successivi e meticolosi accertamenti, incrociati con le banche dati della Camera di Commercio e dell’Inps, hanno fatto emergere una situazione ancora più grave: a carico del cinquantenne pendeva già un provvedimento formale di espulsione dal territorio nazionale, emesso in passato dalla Prefettura di Mantova e mai rispettato.
Maxisanzione e denunce a piede libero
L’operazione ha visto anche la stretta collaborazione del personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri. I militari dell’Arma hanno contestato al titolare del negozio – un cittadino di 30 anni originario del Bangladesh – l’impiego di manodopera clandestina e “in nero”, notificandogli la cosiddetta “maxi sanzione” pecuniaria prevista dalla normativa vigente.
Al termine degli accertamenti di rito, sia il giovane titolare sia il lavoratore cinquantenne sono stati deferiti a piede libero all’Autorità Giudiziaria per le rispettive violazioni delle leggi sull’immigrazione e sul lavoro.






























