Home Cronaca Processo Brescello, la difesa della nipote del boss: “Niente ‘ndrangheta, assoluzione”

Processo Brescello, la difesa della nipote del boss: “Niente ‘ndrangheta, assoluzione”

MANTOVA – Un mese fa il pubblico ministero della Dda di Bologna, Beatrice Ronchi, aveva concluso la propria requisitoria proponendo una condanna per l’imputata a otto anni di reclusione. Ieri invece, innanzi al gup felsineo Roberta Malavasi, è toccato alla difesa di Rosita Grande Aracri – 42enne figlia di Francesco Grande Aracri nonché nipote del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri – ultima accusata per associazione mafiosa nell’ambito del suppletivo filone investigativo circa le infiltrazioni di matrice ‘ndranghetista in Emilia dell’omonimo clan calabrese, e in special modo a Brescello ma con propaggini estesesi fin oltre il confine mantovano. Una sorta di “Grimilde bis”, connesso ma distinto rispetto alla ben nota operazione scattata nel 2019, per cui la direzione distrettuale antimafia bolognese aveva a suo tempo proposto il rinvio a giudizio nei confronti di dodici persone, molte delle quali già toccate dalla precedente indagine, oltre anche ad alcuni volti nuovi. Tra questi ultimi, in primis, comparivano gli ex sindaci del paese di “Don Camillo e Peppone” Giuseppe Vezzani, originario di Viadana, e Marcello Coffrini, accusati entrambi di concorso esterno alla mafia e quindi in seguito ambedue prosciolti a fronte di sentenza di non luogo a procedere. Tra gli altri imputati invece, oltre a Rosita Grande Aracri, l’unica ad avvalersi del rito abbreviato e nei cui confronti si deciderà nella prossima seduta autunnale stante istanza assolutoria da parte dei propri legali, figurava anche suo fratello Salvatore Grande Aracri. Ma mentre alla prima è afferita l’associazione mafiosa – ricusata in sede di discussione – al secondo, in concorso tra gli altri con Mauro Usuardi, commercialista e revisore contabile nato a Suzzara e residente a Parma, era contestato il riciclaggio con l’aggravante di aver agevolato il clan. In particolare nel 2016 per aver contribuito a trasferire denaro di provenienza delittuosa dalla società italo-maltese ltd attraverso operazioni bancarie, con ripetuti passaggi di denaro su diversi conti correnti. Usuardi mettendo a disposizione la propria carta prepagata con Iban lussemburghese, avrebbe infatti ricevuto dalla Maloa 100.256 euro, trattenendo per sé 5.256 euro e smistando gli altri 95mila tra Salvatore Grande Aracri, i fratelli Giuseppe e Albino Caruso, Pascal Varano, Claudio Bologna e Leonardo Villirillo. Per questi ultimi cinque il patteggiamento, in continuazione con la precedente condanna comminata loro in Grimilde, era stato di 9 mesi ciascuno. Un anno e mezzo invece il patteggiamento di Salvatore Grande Aracri mentre per Mauro Usuardi, unico a veder cadere l’aggravante di mafia, la pena era stata di 4 anni.