Sopralluogo della Regione per valorizzare Bosco Fontana

MANTOVA –  È catalogato come riserva naturale e luogo di massima tutela faunistica in tutti i suoi 233 ettari di estensione, dopo essere stato riserva di caccia gonzaghesca. È il Bosco della Fontana, geograficamente nel comprensorio comunale di Marmirolo, ma patrimonio dello Stato a tutti gli effetti, che lo tutela con una legge molto restrittiva. In esso anche il meraviglioso casino di caccia seicentesco dei signori di Mantova, non visitabile se non in particolari circostanze e solo da gruppi di studio o scolastici con obiettivi di studio.
Ma al di là della suggestione ambientalista, non c’è modo di valorizzare questo patrimonio a tutt’oggi sconosciuto alla gran parte dei mantovani stessi? Se lo è chiesto la Regione Lombardia che ieri ha effettuato un sopralluogo. Vi hanno preso parte l’assessore al turismo Barbara Mazzali e il consigliere Alessandra Cappellari dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale. A fare da guida il comandante D’Ambrosio del raggruppamento Carabinieri designati alla tutela della Biodiversità. Una indagine conoscitiva, ma non fine a se stessa. Per l’assessorato al turismo del Pirellone si tratta di una risorsa altamente utilizzabile e valorizzabile soprattutto per eventi di grande spessore e qualità, ma anche finalizzati a rendere autononomia a un contenitore di pregio che ad oggi non trova riscontri di pubblico e sostenibilità economica.
«Abbiamo circa 300 palazzi storici in Lombardia che cercano di trovare una forma di utilizzo adeguata. Il modello è il Vittoriale degli Italiani, museo nazionale che però si autosostenta con le sue iniziative e con i ticket dei visitatori», spiega l’assessore Mazzali.
Al momento, i numeri sono altamente risicati. Normalmente, alla riserva della Fontana aperta cinque giorni su sette non approdano più che un centinaio di persone nei giorni di massima affluenza, che diventano il doppio o il triplo in talune festività. Eppure, in quel casino di caccia (e dirlo casino è un eufemismo, dato che si tratta di una estesa palazzina rapportabile a Palazzo Te), vi accedono solo entomologi, scolaresche a costo di ingresso simbolico, e solo raramente vi si ospitano eventi culturali comunque a impatto zero.
Possibile che non vi sia la strada per mettere a reddito tanto invidiabile patrimonio, pur senza lederne la natura di riserva naturalistica? Se lo chiedono Cappellari e Mazzali, che ipotizzano grandi eventi di vasto richiamo, da rassegne culturali di richiamo a esposizioni, da concerti acustici di orchestre internazionali a sfilate di moda per le massime griffe del settore («Louis Vuitton, ad esempio – commenta Mazzali –, per occupare tre giorni una location prestigiosa della Lombardia ha investito 3 milioni»). Ma si tratta di cose fattibili?
Allo stato dei fatti, no. La riserva è “ingessata” nella sua destinazione, ma anche nei suoi costi e dai vincoli demaniali.
«Vien da sé che con quei vincoli, la Regione non tirerà fuori un centesimo. Ma vien da sé anche che, senza un utilizzo, tutta la struttura, cioè palazzina e foresta, sono votate al degrado. Demanio e Sovrintendenze devono capire che qualche sacrificio è necessario, se vogliamo garantire la sopravvivenza ai monumenti. Già a Brera e all’Ambrosiana si tengono eventi. In villa Borromeo pure. Il Vittoriale rimane un modello», sintetizza Mazzali.
«Non sarà facile, ma con progetti ben definiti e compatibili, ci faremo avanti cercando un dialogo con il Demanio statale. Noi crediamo che questo bene oggi a disposizione di pochissimi, e non della collettività, sia molto sottostimato e sottoutilizzato. I soldi dello Stato non sono infiniti, e se vogliamo preservare la riserva della Fontana credo necessario un cambiamento di rotta. Intanto cercheremo un dialogo con il Demanio. Con il Migliaretto qualcosa è cambiato», conclude Cappellari.