MANTOVA – Non avrebbe accettato la fine della relazione con la propria ragazza prendendo per questo a tormentarla a vario titolo oltre che a minacciarla di morte via chat e social network. In manette, per l’ipotesi di atti persecutori, era così finito, un anno e mezzo fa, un 29enne italiano residente nell’hinterland cittadino. Segnatamente, stando al quadro accusatorio, il giovane, dopo la fine del rapporto sentimentale con una 20enne mantovana avrebbe iniziato a seguirla e a pedinarla, impedendole altresì di frequentare altre persone, nonché controllandola pure tramite geolocalizzazione, fino ad spingersi alle minacce di morte online. Una situazione divenuta insostenibile per la persona offesa che, esasperata e intimorita, aveva così denunciato l’ex per stalking. L’intervento dei carabinieri, risolutivo anche grazie allo strumento legislativo dell’arresto in flagranza differita, aveva quindi permesso di porre fine all’incubo prima che la situazione potesse degenerare ulteriormente. Al ragazzo, inoltre, a seguito di perquisizione domiciliare era stato rinvenuto un coltello a serramanico della lunghezza di venti centimetri. Convalidato l’arresto da parte del gip a suo carico era stata così disposta la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, oltre a qualsiasi tipo di interazione con lei, con contestuale applicazione del braccialetto elettronico. Una vicenda approdata quindi ieri in aula, con la prima udienza dibattimentale del processo a lui istruito. Seduta che ha visto proprio l’imputato, escusso innanzi al giudice Edoardo Zantedeschi, ricusare ogni addebito.









































