MANTOVA L’arte come elemento di riflessione e principio etico; l’insegnamento come scuola di vita, risorsa di formazione professionale completa: sono diversi gli aspetti emersi sulle opere, il lavoro, la quotidianità di Alessandro Dal Prato, artista di cui la famiglia ha ieri donato una selezione di 13 opere al Museo di Palazzo Ducale. La cerimonia si è tenuta nell’Atrio degli Arcieri. A ricordare la figura di Dal Prato sono intervenuti il direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occaso, il professor Giovanni Zangobbi, i famigliari dell’autore Claudia Dal Prato e Andrea Dal Prato, la storica dell’arte Renata Casarin l’architetto Eristeo Banali.
La donazione, come ha sottolineato L’Occaso, è rappresenta una importante tappa nel percorso di allestimento della Museo di Arte Moderna che tra il 2027 e il 2028 troverà definitiva collocazione nel Casino delle Guardie Nobili del Ducale. Con locali che ospiteranno resifenze per artisti al piano terra e al primo piano il Nocevento mantovano. Per una raccolta complessiva che racchiuda lavori dalla fine del Dicannovesimo secolo all’immediato dopoguerra.
La selezione delle opere di Dal Prato è avvenuta, ha spiegato Casarin, in base all’epoca, allo stato di conservazione, alla possibilità di esposizione. Si tratta di manufeatti che spaziano dal 1926 agli anni Ottanta. Opere che raffigurano pienamente la valenza dell’etica e dell’insegnamento morale nella pittura di Dal Prato, che concepiva l’arte anche come strumento educativo. Ed in effetti questo sarebbe uno dei (tanti) ruoli che la stessa dovrebbe o potrebbe ricoprire. L’attività di Dal Prato si lega strettamente al territorio mantovano. A Guidizzolo, come raccontato da Zangobbi, grazie all’impegno dell’artista venne fondato l’atturale Liceo Artistico. Con l’obiettivo, per Dal Prato, di formare in particolar modo bravi artigiani, studenti capaci di avere una prgettualità. Attraverso lo studio e l’osservazione.
Multiforme l’ispisrazione di Dal Prato sul territorio: l’artista ha lavorato per la committenza e per interesse personale, realizzando affreschi in tante chiese e luoghi sacri del Mantovano; dipingendo ritratti, ambienti, nature morte. E il quadro dedicato alla visita di papa Giovanni Paolo II nel 1991 a Mantova. Il quadro è par Dal Prato una creatura, che deve vivere nel contesto in cui è collocata.
Alessandro Dal Prato è stato anche un medaglista di rilievo; suo nel 1981 il manufatto per il millenario di Virgilio. Nel quale calssicità e modernità si fondono, filo rosso che unisce molte opere dell’artista. Tre i lavori visibili dei tredici donati in Atrio degli Arcieri: Ritratto della madre, Limoni e Solferino. Che ben rendono l’idea di come un rilevante tassello di memoria artistica possa ora entrare a far parte di un patrimonio comune.



























