OSTIGLIA – «Ero al lavoro, stavo montando un impianto di condizionamento. Da un momento all’altro mi è venuta a mancare la forza nelle braccia. Ho ceduto, mi sono dovuto sedere», racconta Stefano Naldi, 58enne ostigliese che, quattro anni fa, è rimasto un mese in coma all’ospedale di Cremona a causa di una fistola arterovenosa durale (Favd). «Quella mattina, era il 21 settembre 2021, sono dovuto tornare a casa. A dire il vero non mi sentivo bene dal giorno prima, ma non gli avevo dato peso. Da lì in poi i ricordi sono intermittenti e sfumati, sino a quando non mi sono svegliato 28 giorni dopo, senza sapere dove fossi. Diciamo che mi sono riposato…» spiega Naldi con un sorriso. A portarlo in pronto soccorso era stata la moglie Michela: «Inizialmente non mi ero allarmata perché pensavo fosse un comune malessere, ma poi Stefano ha cominciato a biascicare: parlava convinto di esprimersi correttamente, ma non capivo niente di quello che diceva. Non erano parole, ma suoni. Quando ha cominciato a barcollare, mi sono spaventata. Ho chiamato subito il dottore e l’ho portato in ospedale a Pieve di Coriano». Da lì, poi, il trasferimento all’ospedale di Cremona, dove alcune ore dopo è arrivata anche la sua compagna – in camper, assieme ai cani, e lì è rimasta per un mese. «La cosa più difficile è stata ricominciare – aggiunge Stefano –. Ho avuto paura di non poter riprendere la mia vita di prima. La testa mi diceva che sapevo scrivere, che sapevo camminare. Ma non era vero: non riuscivo. Mi hanno insegnato di nuovo a scrivere e disegnare; in un mese è come se avessi fatto dalla prima elementare alla terza media. Ho dovuto re-imparare a camminare. Giorno dopo giorno vedevo dei miglioramenti: in sei mesi ho recuperato tutto e sono tornato al lavoro, alla mia vita di prima. A distanza di quattro anni – conclude Naldi – posso dire di stare bene, mi sono anche sposato. Non ringrazierò mai abbastanza i medici che mi hanno salvato».





























