San Giorgio Bigarello, dall’opposizione critiche al piano per il diritto allo studio

SAN GIORGIO BIGARELLO – «Un piano che denota la scarsa attenzione alle famiglie con figli, basti guardare alla crescita dell’importo dei pasti del 26,83%, in pratica passati da 4,62 a 5,86 e per giunta abolendo l’agevolazione “residente”; il nido, inoltre, è cresciuto del 7,65%, e se nel 2024 per il  pre-scuola il Comune contribuiva per il 50%, quest’anno l’amministrazione Dal Bosco partecipa con solo il 25%, e ciò vuol dire che il restante 75% è a carico dei genitori». È lapidario il giudizio del consigliere di opposizione de Il Cambiamento Massimo Pirrotta riguardo al piano per il diritto allo studio approvato, con i soli voti della maggioranza, nell’ultimo consiglio di San Giorgio Bigarello. Ma per il leghista la situazione più spinosa è attinente al post-scuola «in quanto i genitori che non possono farne a meno, si vedono costretti a pagare il 97,38 % della quota dal momento che l’attuale amministrazione ha messo sul piatto solo 700 euro  contro gli 11.000 dell’amministrazione precedente. E penso non vi sia altro da aggiungere». Pirrotta si rifà quindi alla fusione, a suo parere un’operazione rivelatasi «contorta e presuntuosa»: «A questo punto mi chiedo a cosa sia servita se i fondi di oltre un 1.100.000 euro che ogni anno entrano nelle casse del Comune non vengono utilizzati per sostenere le famiglie nei costi e servizi pubblici che spettano per diritto». Nondimeno critica si è detta Daniela Sogliani, capogruppo de Il Cambiamento: «Il sindaco Dal Bosco ha fatto una scelta precisa: mettere le mani nelle tasche delle famiglie e aumentare tutte le rette scolastiche, creando evidenti difficoltà ai giovani e a chi ha più figli. Uno dei punti della sua campagna elettorale era “aiutare le famiglie”, ma forse si è scordato di quanto aveva detto». Con chiosa finale altrettanto tranchant: «Le scelte politiche hanno sempre delle ricadute: impegnare il bilancio in progetti diversi significa togliere capitoli ad altri impegni. I suoi elettori dovrebbero ricordare più spesso le sue scelte».

Matteo Vincenzi