GOITO Tra i punti fermi del nuovo Sporting Castellana c’è sicuramente Mattia Nardi: Il trequartista classe 1995 è tornato in campo nelle ultime amichevoli, dopo un lungo stop e un’operazione che lo ha costretto a inseguire la condizione durante l’estate. «Al 100% non sono ancora – ammette –. Sono stato operato l’11 maggio. Dopo poco più di tre mesi sono tornato in campo e Novazzi mi ha subito dato una quarantina di minuti». Un rientro rapido, che racconta bene anche il carattere di un giocatore dal talento smisurato ma purtroppo frenato dagli infortuni. Nel frattempo tra Goito e Castel Goffredo è cambiato già molto, a cominciare dalla guida tecnica con l’addio lampo di Petrozzi. «Mi è dispiaciuto parecchio, perché con lui mi trovavo bene. E’ un allenatore giovane, con fame, voglia di crescere e un rapporto molto diretto con noi giocatori, soprattutto con quelli più esperti. Novazzi è diverso: è un tecnico già formato, sa bene cosa vuole e bada molto ai suoi concetti e al lavoro. Per lui non era semplice, perché è arrivato con una squadra praticamente già costruita. È una sfida interessante per tutti». La trasformazione in Sporting Castellana, invece, non ha stravolto lo spirito del club. «Novellini mi aveva detto che l’ambiente non sarebbe cambiato e così è stato. Qui c’è professionalità dentro un mondo dilettantistico, ma allo stesso tempo il clima è rimasto familiare. Magari altre società hanno budget superiori, però qui hai certezze, anche sui rimborsi. Vieni trattato prima di tutto come persona e si creano rapporti che vanno anche oltre il calcio. È questo che cercavo e che continuo a cercare: fare le cose bene dentro un ambiente sano e sereno». A 31 anni, dopo tante battaglie e diversi infortuni, Nardi non fa programmi troppo lunghi. «Quattro o cinque anni ancora? Non lo so, dipenderà dal fisico. Negli anni sono stato parecchio martoriato e ogni volta ripartire è sempre più difficile, anche mentalmente. Però ci spero. Qualche anno fa, dopo Asola, pensavo addirittura di smettere e invece sono riuscito a tornare anche in categorie superiori». Ora scherza anche con il preparatore atletico: «Gli ho detto: o mi fai rinascere e gioco altri tre o quattro anni, oppure mi fai smettere». Sul campionato, però, Nardi non scherza. «Secondo me sarà molto più difficile dell’anno scorso. Il livello si è alzato, ci sono meno squadre e non vedo formazioni materasso. Anche le neopromosse hanno giocatori che conoscono bene la categoria. Ci saranno cinque o sei squadre costruite per stare davanti, penso alla Poggese, al Breno e ad altre formazioni molto attrezzate, mentre dietro conteranno tantissimo equilibrio, infortuni, squalifiche e continuità». Per questo invita a non dare troppo peso ai risultati dei test. «È calcio d’agosto. Se perdi un’amichevole come quella con l’Oppeano non significa che sei destinato a retrocedere, così come se vinci non hai già conquistato il campionato. Io, Ruffini e Menolli siamo ancora un po’ a mezzo servizio. L’importante sarà arrivare pronti quando inizieranno le partite vere». E proprio ai senatori toccherà trascinare il gruppo. «Noi più esperti rappresentiamo un po’ l’ossatura della squadra, sia tecnicamente sia per leadership. Dobbiamo dare l’esempio e responsabilizzare anche i più giovani, perché durante la stagione serviranno tutti. L’anno scorso c’erano ragazzi come Nitri che sembravano destinati a giocare poco e poi sono diventati importanti. Se chi parte dietro nelle gerarchie si fa trovare pronto, alla fine ne guadagna tutta la squadra».




























