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Calcio Serie B – Verso il derby col Verona. Castagnaro: “Il mio cuore dice Mantova”

MANTOVA In un’ipotetica classifica di veronesi che hanno reso grande il Mantova, ricevendone affetto e gratitudine, lui occuperebbe i primi posti. Alberto Castagnaro, da San Bonifacio, ha messo piede in viale Te nel 2001 e l’anno dopo è diventato presidente dell’Acm. Con lui al timone i biancorossi hanno conquistato la promozione in C1 nel 2004. Quando gli è subentrato Fabrizio Lori, è rimasto vicepresidente, vivendo in prima persona il resto della magnifica cavalcata, fin quasi alla Serie A. Nell’ultimo doppio confronto tra Mantova e Verona – stagione 2006-07 – lui c’era. Oggi guida la Esametal, azienda di carpenteria con sede a Cologna Veneta. E, nel tempo libero, presta consulenza alla sua amata Sambonifacese.
Ben ritrovato Castagnaro. Come sta?
«Bene, grazie! È sempre un piacere quando mi chiamano da Mantova».
Lo sa che sabato c’è il derby, vero?
«Certo! Seguo sempre i biancorossi. E sono contento di ritrovarli protagonisti ad alti livelli in B».
Che partita si aspetta?
«Spettacolare e combattuta. Credo che nessuno tirerà indietro le gambe. Il Verona ci arriva meglio, grazie alle due vittorie consecutive».
Però non avrà i tifosi sugli spalti…
«Brutta storia. Viviamo un periodo violento, in cui piccoli gruppi di facinorosi mettono a repentaglio la sicurezza di tutti. E le forze dell’ordine non bastano. Vietare le trasferte è una decisione drastica ma in certi casi inevitabile. Purtroppo penalizza i tifosi che si comportano bene, e pure le società. Questo lo comprendo benissimo e mi dispiace».
Diceva del Verona in salute. E del Mantova cosa pensa?
«Sta resistendo ad alti livelli e mi auguro lo faccia fino alla fine. Non sarà facile, perché segue un sistema di gioco che prevede un gran dispendio di energie. Ad ogni modo, Modesto e il suo staff stanno facendo un ottimo lavoro».
Secondo lei l’Acm può arrivare in Serie A?
«Ci sono tutte le premesse. Ai miei tempi ci siamo andati vicinissimi… a 10 cm. Auguro al Mantova di riuscirci stavolta».
Qual è l’asso nella manica del club di viale Te?
«Filippo Piccoli. Non lo conosco personalmente, ma condivido ogni particolare della sua gestione. È un uomo concreto, di poche parole ma chiare. Fa calcio in modo serio, guidando la società con oculatezza e investendo sulle strutture. E poi ha il merito di aver riportato entusiasmo».
Sembra un po’ la sua storia…
«Sì, in effetti anch’io ho sempre seguito queste idee. E sono orgoglioso di quello che ho ottenuto a Mantova. Sono arrivato con la squadra che rischiava di retrocedere nei dilettanti. Con gli investimenti giusti, e tanti sacrifici, siamo saliti in C1. Poi con Lori c’è stato il salto di qualità».
Tornando a Mantova-Verona, come viveva il derby da veronese?
«In realtà non sono mai stato tifoso dell’Hellas. La mia squadra del cuore è sempre stata la Sambonifacese. E poi avevo un debole per Boninsegna, tanto che da simpatizzante interista diventai simpatizzante juventino quando si trasferì in bianconero. Immaginatevi la gioia quando me lo sono ritrovato allenatore del Mantova».
Nei quattro derby vissuti in viale Te cosa ricorda?
«Le sfide al Bentegodi. Indimenticabile il 3-0 sotto Natale, nel 2006. L’anno prima invece finì 2-2. C’erano stati scontri tra i tifosi e rimanemmo nello spogliatoio fino a mezzanotte e mezza. Ricordo che provai ad uscire e incrociai un gruppo di tifosi veronesi: mi diedero del traditore e uno di loro mi lanciò addosso il panino che stava mangiando».
Al Martelli, invece, un pari e una sconfitta. E sabato cosa si gioca Castagnaro?
«È un derby, dunque la tripla».
Suvvia, si sbilanci…
«Ascolto il cuore. Che mi dice Mantova».