MANTOVA – Non è nata sotto la migliore costellazione l’estate dei mantovani che cercano ristoro nelle acque della piscina comunale e nei servizi offerti. Una situazione critica che perdura da tempo con pubbliche proteste riversate anche sui canali social, e che da ultimo ha persino registrato diverse cancellazioni di abbonamenti.
L’anamnesi del malcontento registra svariati problemi imputati alla gestione della “Dugoni”, cui gli stessi gestori hanno dato rassicurazioni al pubblico, che però non hanno convinto molti. Si parla dalla restrizione degli impianti natatorî che aveva ridotto l’utenza alla sola piscina olimpionica, delle quattro presenti, per arrivare ai reiterati furti di biciclette all’esterno, per non dire dei molti abusivismi registrati con violazione delle reti di recinzione e, non ultimi, alcuni episodî violenti che hanno dovuto richiamare la presenza di forze dell’ordine. E non è tutto.
A tutt’oggi, ci comunicano, parrebbe irrisolta la carenza di personale di soccorso ai bagnanti; carenza che aveva determinato appunto la limitazione delle vasche a disposizione, con pregiudizio soprattutto per le famiglie che pretendevano la disponibilità delle piscinette baby rimaste a lungo off limits. Pure sotto la lente degli utenti, in senso critico, i costi degli abbonamenti e le procedure burocratiche richieste per ottenerli. Insomma, un quadro complessivo “rovente”, e non solo per le temperature percepite al sole e negli impianti di servizio.
Già, proprio su questi ultimi si sta riversando la più parte dei feedback negativi. Parliamo dei container che sono stati posizionati per supplire agli spogliatoî e alle docce della struttura, attualmente inagibili per i lavori di adeguamento in corso d’opera.
«Proprio adesso dovevano mettere mano a quelle cose? Non potevano fare i lavori più avanti, a stagione finita?». Questo il tenore delle proteste prevalenti, cui la stessa direzione dei gestori aveva replicato, evidentemente in modo poco convincente. Infatti, i cronoprogrammi degli interventi consigliavano – o anzi imponevano – interventi estivi al fine di rendere pienamente funzionali docce e spogliatoî in struttura entro l’autunno, quando torneranno in piena funzionalità sia l’impianto coperto che la palestra (che peraltro assicura ai gestori la maggior parte delle entrate). Ma pure su questo argomento la “vox populi” oppone resistenze, senza tacere che persino ai container con bagni, spogliatoî e docce non si risparmia un rilievo di merito: «Come può entrarvi un utente disabile?», dato che sulla soglia ci sarebbe da superare la barriera architettonica dei gradini? Persino scontato diventa a questo punto parlare di proverbiali buchi nell’acqua.







































