MANTOVA – La fusione tra Siem e Tea non si farà. A determinarne lo stop è stata la seduta dell’assemblea dei soci di Tea di ieri, che ha preso atto della mancata adesione al Piano provinciale dei rifiuti da parte di una parte dei Comuni mantovani, facendo così venire meno la condizione essenziale posta alla base dell’operazione. La fusione Siem-Tea nasce da una premessa chiara: mettere in sicurezza Siem, società pubblica con oltre due milioni di euro di debito, e al tempo stesso costruire un gestore pubblico integrato del ciclo dei rifiuti su scala provinciale. L’idea industriale è quella di un’operazione di sistema: Tea, multiutility finanziariamente solida, avrebbe inglobato Siem, accollandosi il debito e superando la frammentazione del comparto ambientale mantovano. Per procedere, ai Comuni soci viene chiesto nei mesi scorsi un primo via libera politico alla fusione societaria e al progetto complessivo di gestione integrata dei rifiuti, che comprende anche il Piano provinciale e l’ipotesi di Partenariato pubblico-privato in vista della gara del 2027. Su questo punto emerge però una distinzione netta: la totalità dei Comuni si dice favorevole alla fusione, ma alcuni votano contro il piano di partenariato (Ppp). I numeri sono determinanti: 54 Comuni su 64 aderiscono al piano rifiuti e Ppp proposto da Tea (superando la soglia dell’80% della popolazione che, a parole, era stata indicata come base sufficiente per procedere con l’operazione societaria di fusione di Siem e Tea ndr). I comuni che non hanno aderito sono: Acquanegra sul Chiese, Borgo Virgilio, Canneto sull’Oglio, Cavriana, Curtatone, Guidizzolo, Porto Mantovano, San Benedetto Po, Serravalle a Po e Sustinente. Diversa la posizione sulla fusione Siem-Tea: tutti i 64 comuni hanno votato a favore nei rispettivi consigli comunali per la fusione. È in questo passaggio che entra in gioco il Comune di Mantova. L’ultimo consiglio del capoluogo approva una deliberazione che vincola il sindaco a votare a favore della fusione solo in presenza dell’adesione della sostanziale totalità dei Comuni, indicata nella misura del 95% della popolazione provinciale. Una soglia che diventa politicamente vincolante per il socio di maggioranza di Tea. Quando in assemblea Tea risulta evidente che il 95% non è raggiungibile, il Comune di Mantova prende atto del venir meno delle condizioni poste dal proprio consiglio. Come ha spiegato il sindaco Mattia Palazzi, «il Cda di Tea, già a giugno, aveva approvato il progetto di fusione prevedendo una condizione chiara: per rendere sostenibile l’operazione, in particolare per quanto riguarda la gestione post mortem delle discariche, era funzionale e necessaria l’adesione della sostanziale totalità dei Comuni al Piano provinciale dei rifiuti di Tea. Il 30 ottobre l’assemblea dei soci di Tea ha votato la medesima subordinata. Oggi era la data in cui si doveva verificare se quelle condizioni si fossero manifestate come auspicato. Preso atto che non si sono verificate, poiché alcuni Comuni – per un bacino complessivo di circa 50 mila abitanti – non hanno aderito, viene meno la condizione e, di conseguenza, la fusione con Siem. Questo esito ricalca la deliberazione approvata dal consiglio comunale di Mantova dieci giorni fa. Come abbiamo sempre detto, se la sostanziale totalità dei Comuni avesse aderito al piano Tea, avremmo votato sì. Poiché quella condizione non si è verificata nella sua completezza, la conseguenza, già chiara fin da giugno, non poteva che essere questa: oggi abbiamo semplicemente preso atto della situazione». Stessa posizione di Tea che da comunicato ufficiale precisa: «Questa mattina l’assemblea dei Soci ha preso atto della mancata adesione al piano provinciale rifiuti da parte di alcuni Comuni, facendo pertanto venire meno la condizione indicata nel progetto di fusione e deliberata nell’assemblea congiunta Tea-Siem tenutasi il 30 ottobre». «Non risulta più sostenibile portare a compimento la fusione il cui fine non si limitava al salvataggio finanziario di Siem, ma bensì puntava a superare la frammentazione impiantistica, strategica e di indirizzo del comparto ambientale provinciale», ricordando che l’obiettivo era «dare vita a un gestore pubblico unico del ciclo dei rifiuti sul territorio». Nell’assemblea dei soci di Tea di ieri, tutti i Comuni presenti votano a favore della fusione, ma Mantova –socio di maggioranza con il 70% delle quote in Tea – vota contro, facendo decadere l’operazione. Bozzolo e Villimpenta si astengono. A cascata, anche l’assemblea di Siem, convocata per deliberare l’incorporazione, non può esprimersi: «L’assemblea odierna di Siem – sempre da comunicato ufficiale di Tea – convocata per l’approvazione del progetto di fusione Siem in Tea, ai sensi di statuto e per le maggioranze richieste, non ha deliberato in merito». L’effetto concreto è duplice. Tea proseguirà nel 2026 con la finalizzazione della gara per i servizi di igiene urbana, verde pubblico e cimiteriali per i 54 Comuni che hanno aderito al suo piano, e Siem resta invece autonoma, col proprio indebitamento che rimane in capo ai Comuni soci (e alla Provincia), non trasferito alla multiutility.





























