«C’è rammarico per il fatto che il centrodestra abbia scelto di non arrivare a un voto condiviso sulla mozione relativa alla sicurezza e al contrasto alla microcriminalità minorile. Su temi come questi i cittadini si aspettano collaborazione istituzionale e non contrapposizione politica.»
Così Iacopo Rebecchi, capogruppo della Lista Gialla, commenta la decisione del centrodestra di non proseguire nel percorso che avrebbe potuto portare all’approvazione di un testo condiviso dal Consiglio comunale.
«Abbiamo cercato l’unità istituzionale fino alla fine per il bene dei mantovani collaborando con i consiglieri di centro destra . Non volevamo stravolgere la mozione: volevamo semplicemente renderla più equilibrata e più aderente alla realtà dei fatti.»
Secondo Rebecchi, infatti, il testo originario «valorizzava esclusivamente il ruolo dello Stato e della Regione, ignorando invece il lavoro svolto in questi anni dal Comune di Mantova e dalla Polizia Locale sul fronte della sicurezza urbana».
«I nostri emendamenti avevano un unico obiettivo: riconoscere il contributo di tutte le istituzioni coinvolte, senza polemiche e senza bandierine politiche. Per questo abbiamo lavorato per ore alla ricerca di una mediazione, arrivando fino al dodicesimo emendamento e modificando persino alcune delle nostre proposte pur di trovare un punto di incontro.»
Per il capogruppo della Lista Gialla il tema del taser non rappresentava il vero nodo della discussione.
«Francamente non credo che il taser fosse la questione decisiva. Stavamo parlando di contrasto alla microcriminalità minorile e alle baby gang e il taser rappresentava soltanto uno dei tanti aspetti della mozione, certamente non quello centrale. Utilizzarlo come motivo del mancato accordo appare quindi poco convincente.»
Rebecchi punta poi l’attenzione sulle modalità con cui è maturata la decisione finale del centrodestra.
«La sensazione, anche alla luce di quanto emerso successivamente alla seduta, è che la decisione definitiva non sia stata presa dai consiglieri comunali presenti in aula con cui il confronto è stato rispettoso . Ed è questo il dato politico più significativo: abbiamo trattato per ore con interlocutori che evidentemente non avevano piena autonomia nel definire un accordo.»
Da qui la conclusione, affidata a una battuta ma dal significato politico preciso:
«Ne prendiamo atto. Per il futuro sarà utile comprendere fin dall’inizio dove vengano realmente assunte le decisioni del centrodestra mantovano. Perché abbiamo cercato l’unità istituzionale fino alla fine, ma le decisioni evidentemente vengono prese fuori dal Consiglio comunale e, probabilmente, neppure a Mantova.»



























