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Caporalato, un arresto a MantovaI: in manette un 53enne bengalese residente a Castel Goffredo

CASTEL GOFFREDO – Braccianti fatti arrivare clandestinamente in Italia, e poi costretti a un lavoro massacrante nei campi, con turni giornalieri che arrivavano a durare dieci ore, se non di più, e con paghe che in molti casi erano al di sotto di tre euro l’ora: l’indagine condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, e che si è concentrata su fatti che avvenivano nella piana di Sibari, in provincia di Cosenza, ha spinto la sua rete fino ad arrivare a toccare la nostra provincia perché c’è anche un uomo di 53 anni, originario del Bangladesh e residente a Castel Goffredo, nell’elenco delle venti persone che sono state arrestate. L’uomo, titolare a Castel Goffredo di uin’attività di commercio di prodotti alimentari, si trova ora nel carcere di Mantova. Le venti persone arrestate – il 53enne bengalese, un indiano e 18 pakistani – sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’inchiesta, oltre a toccare Mantova, ha interessato anche le province di Napoli, Sassari, Bologna e, ovviamente, Cosenza. Si tratta del risultato di una attività di indagini che era iniziata già nel 2020 e che aveva portato anche a sospettare collegamenti tra il gruppo di stranieri summenzionanto ed alcune ‘ndrine della zona. Il tutto in un contesto di sfruttamento che non lesinava anche violenze pesanti nei confronti dei braccianti che provavno a ribellarsi.