MANTOVA – Mancano pochissimi giorni all’ufficializzazione annunciata del candidato sindaco del centrosinistra, che salvo sorprese dell’ultimo momento sarà Andrea Murari. Sul fronte opposto invece il centrodestra non sembra ancóra preparato a raccogliere il guanto di sfida, e come sempre accade le forze storiche della coalizione intavolano dibattiti interni per definire quel programma che parrebbe ormai appaltato a un team tecnico capeggiato da Luca Talarico e Sebastiano Riva Berni. Il candidato? Non se ne parla. L’orientamento è per il “civico di look”, che però non è stato a tutt’oggi individuato. Insomma, come recita il vecchio adagio, se Atene piange, Sparta non ride – ma per motivi molto diversi. L’affanno del centrodestra sta tutto nell’indisponibilità dei nomi “interni” sinora contattati. In successione, pare siano arrivati i “niet” di Barbara Mazzali (Fd’I), Pietro Ferrazzi (ex Fi, poi civico benediniano e oggi indipendente), Pier Luigi Baschieri (Fi), e degli stessi Riva Berni e Talarico. Da ultimo, anche Stefano Rossi, il candidato di Mantova ideale nel 2020, che garantirebbe solo un sostegno tattico e, se caso, la sua candidatura di lista per Lombardia ideale. Unica disponibilità a contrapporsi a Murari, se richiesto dall’intera coalizione, parrebbe essere stata data dal coordinatore cittadino dei tricolori Stefano Nuvolari, che però incontrerebbe resistenze strategiche, più che politiche. La linea prevalente emersa dai varî confronti infatti punterebbe all’individuazione di una figura civica di prestigio, a ricalco dell’esperienza di Guido Benedini nel 2000, che ottenne il record di consensi in città sfiorando per poco la vittoria sull’allora sindaco Gianfranco Burchiellaro. Del tutto refrattarî all’allettamento di candidature sono invece risultati il presidente della Provincia Carlo Bottani, che invece si riproporrà a gennaio per Palazzo di Bagno, l’assessore regionale Alessandro Beduschi, tra i fondatori di Fd’I nel mantovano, e Giampaolo Benedini, che oltretutto nel curriculum politico esibisce la reciproca antipatia per le frange ex azzurre facenti capo a Nicola Sodano. Nemmeno è però certo l’indice di gradimento di Murari, i cui trascorsi nel Pd non hanno fugato certe pulsioni centrifughe verso destra riconducibili ai tempi in cui, nella compagine di Antonino Zaniboni, lo videro schierato al ballottaggio 2010 per il sostegno a Sodano: operazione abortita per l’opposizione categorica di Gianni Lui, Alberto Grandi e Giovanni Scaglioni. L’ala sinistra della coalizione – principalmente espressa da Avs – di quell’episodio ne ha ancóra memoria, e a dirla con Craxi, in politica non ci si vendica, ma non si dimentica.





























