ASOLA – Proseguono spediti i lavori di restauro generale della chiesa di San Rocco e San Sebastiano di via Fulvio Ziacchi. L’edificio religioso è chiuso parzialmente dal 2012 per problemi di sicurezza, quando a causa di un forte temporale estivo subì importanti danneggiamenti e il distacco di intonaci dalla facciata. Per questo il Comune guidato dal sindaco Moreno Romanelli ha adottato nei mesi scorsi un progetto per un importo di 269 mila euro, finanziato per 201 mila euro dal Ministero delle Infrastrutture, per circa 48 mila euro dal Comune e per 20 mila dalla Parrocchia. E’ stata completata nei giorni scorsi la prima fase dell’intervento relativa alla sistemazione della copertura dell’edificio religioso asolano. L’intervento ha riguardato principalmente l’esterno, gli impianti, il tetto e alcuni aspetti strutturali. I lavori hanno riguardato in particolare la sistemazione della copertura, il consolidamento strutturale con l’inserimento di catene metalliche e sistemi antiribaltamento su facciata e abside, oltre al riordino e all’adeguamento degli impianti. Lavori mirati a migliorare in modo significativo la sicurezza statica e sismica dell’edificio nel rispetto delle caratteristiche storiche e architettoniche. Terminati i lavori esterni più urgenti, l’attenzione adesso si concentrerà sugli ambienti interni. Il progetto prevede un delicato lavoro a cura delle restauratrici incaricate della pulitura e del recupero degli affreschi. L’edificio è di proprietà comunale e si trova proprio a fianco della parte più antica dell’Ospedale civile asolano. Chiamata anche la Chiesa dell’Ospedale, fu iniziata nel 1475 in un’area del vecchio castello e venne consacrata nel 1506. Dopo essere stata centro della vita religiosa di Asola nel periodo dell’interdizione della Cattedrale, dopo la visita del Borromeo nel 1580 e con il venir meno nel tempo del culto dei santi protettori della peste, la piccola chiesa di San Rocco diventa oratorio privato dello Spedale civico. In seguito, spogliata degli altari, fu usata come deposito di carbone e in parte come rimessa di carri funebri. A partire dal 1940 dopo attenti restauri ritrova la propria dignità con la riapertura al culto e come famedio: all’ingresso infatti è collocata una colonna in marmo sulla quale arde un minuscolo tripode a ricordo del sacrificio dei combattenti.



























