MANTOVA – La data è quella dell’11 luglio, giorno in cui i Jethro Tull si esibiranno a Mantova in piazza Sordello, nell’ambito del Mantova Summer Festival, promosso da Mister Wolf. A raccontare l’atmosfera del concerto è il musicista e compositore scozzese Ian Anderson, che fondò il gruppo alla fine degli anni Sessanta.
Il rock progressivo è nato dal desiderio di superare i confini della canzone tradizionale. In un’epoca dominata da brani brevi e da un consumo musicale sempre più veloce, pensa che quello spirito sia ancora attuale?
“Sembra proprio di sì, visto che continuano a nascere nuove band che spingono sempre più avanti i confini del pop e del rock, ma anche del folk e del jazz.”
L’identità dei Jethro Tull è rimasta inconfondibile per quasi sei decenni. Qual è, secondo lei, l’elemento essenziale che definisce il suono e la filosofia della band?
“Dal punto di vista musicale, la band cerca di combinare arrangiamenti rigorosi e talvolta complessi con l’improvvisazione. Dal punto di vista dei testi, esplora personaggi e situazioni con uno stile quasi documentaristico. Solo occasionalmente permetto ai miei punti di vista personali di influenzare i testi. Io sono un osservatore: racconto e descrivo, ma lascio all’ascoltatore il compito di trarre le proprie conclusioni, se ce ne sono. Bruce Springsteen e Bob Dylan sono ottimi esempi di questo approccio.”
Il vostro nuovo album si intitola Curious Ruminant. Quanto è importante la curiosità nella sua vita e nel suo modo di scrivere? È ancora la forza che alimenta la sua creatività?
“Sì, lo è sempre stata. L’impulso creativo nasce dalla curiosità, ma anche dalla capacità di rimanere aperti alla visita della musa: quell’intervento quasi spirituale che arriva da chissà dove. Le idee passano accanto come una farfalla sfuggente e tu le afferri delicatamente per scoprire dove può condurti quell’ispirazione. Poi, però, arriva il momento del lavoro: bisogna mettersi all’opera, costruire, correggere, rifinire e dare forma definitiva alle parole e alla musica.”
Crede che la musica abbia ancora il potere di cambiare il modo in cui le persone guardano il mondo, oppure sia diventata soprattutto una forma di intrattenimento?
“Spero entrambe le cose. Taylor Swift non cambierà il nostro modo di vedere il mondo, e nemmeno Ed Sheeran. Offrono puro intrattenimento ed espressioni familiari e immediate di sentimenti personali, nelle quali il pubblico può riconoscersi. Non c’è nulla di sbagliato in questo. Ma alcuni di noi cercano qualcosa di più profondo e forse anche di più misterioso nel tentativo di raggiungere un livello più elevato.”
Lei ha trasformato il flauto in uno degli strumenti più riconoscibili della storia del rock. Agli esordi immaginava che sarebbe diventato una parte così importante della sua identità artistica?
“Lo speravo davvero quando ho iniziato a suonare dal vivo e cercavo di improvvisare tra blues e jazz per mettere in discussione il predominio della chitarra elettrica in quei primi anni.”
L’Italia ha sempre accolto i Jethro Tull con grande entusiasmo. Cosa rende il pubblico italiano diverso da quello degli altri Paesi?
“Il senso del romanticismo, i legami familiari e il temperamento latino, sensuale. Molto diverso da noi nord-europei, pesci freddi dalle gambe pallide e dalla mente chiusa…”
Suonerete in Piazza Sordello, una delle piazze storiche più belle d’Italia. L’atmosfera e la storia di un luogo influenzano il suo modo di esibirsi?
“Non quando lo spettacolo è iniziato, ma l’atmosfera contribuisce certamente a creare lo stato d’animo. Ho avuto la fortuna di esibirmi in luoghi meravigliosi in tutto il mondo: sono esperienze che lasciano il segno prima e dopo il concerto. Quando invece il concerto comincia, tutta l’attenzione è concentrata sull’esecuzione e sull’espressività.”
Se dovesse scegliere una sola canzone dei Jethro Tull che rappresenta meglio l’Ian Anderson di oggi, quale sarebbe e perché?
“Forse Budapest, perché unisce una descrizione oggettiva della realtà a un pizzico di mistero e di emozione. Sarà una notte calda anche a Mantova?”
Di sicuro il pubblico se lo augura. Il concerto con Ian Anderson chiuderà la prima parte della rassegna, che riprenderà il 28 agosto all’Esedra di Palazzo Te, con protagonista Coez.




























