MANTOVA Stretta tra calo di aziende e capi allevati e una Peste Suina Africana che ancora sta facendo sentire i suoi effetti sui mercati, la suinicoltura mantovana si interroga sulle strategie migliori per affrontare un periodo certamente non facile. Partiamo dai numeri, che come al solito sono la miglior cartina di tornasole: a dicembre 2025 (dato Clal) in provincia di Mantova erano presenti 410 allevamenti, per un totale di 984.378 capi, in calo rispetto all’anno precedente, quando le aziende erano 424 e i capi 992.817 (si è scesi sotto la soglia del milione di capi dopo quasi 30 anni). Il trend mantovano segue quello nazionale, che vede ad oggi poco meno di 25.000 allevamenti, con un calo però del 17% (fonte Ismea) rispetto al 2021, quando se ne potevano contare ben 5.200 in più. Quali sono le cause principali? In primis occorre analizzare la capacità delle aziende di fare reddito, messa sempre più a dura prova. Se allevare un suino da circa 170 chilogrammi di peso medio in uscita, appartenente al circuito tutelato, costa in media tra 1,70 e 1,80 euro/kg (elaborazione dati Ismea), l’ultimo bollettino della Cun Suini vede la stessa categoria quotata 1,60 euro/kg. Facile capire dunque come gli allevatori lavorino sostanzialmente in perdita. Senza contare che la Psa tuttora sta minando l’export extra Ue delle aziende, che vedono mercati chiave come Giappone, Thailandia e Cina ancora chiusi a causa della malattia. Con la Spagna (maggior esportatore in Cina) che dunque non può far viaggiare le merci verso oriente ed è costretta a “piazzarle” in Europa, sottraendo preziose quote di mercato al nostro paese. A tutto ciò si aggiungono anche gli effetti del conflitto in medio Oriente, con la situazione di incertezza che perdura attorno allo Stretto di Hormuz che sta avendo ripercussioni importanti sui costi legati a mangimi, energia, carburanti e servizi. «Fondamentale – spiega Confagricoltura Mantova – sarà garantire la continuità finanziaria delle aziende, con sostegni per gli investimenti e i costi di gestione. Sul tema Psa plaudiamo alla decisione del Masaf di richiedere alla Commissione Ue fondi ulteriori per i ristori agli allevamenti, ma invitiamo nuovamente a monitorare e controllare sempre meglio la popolazione di cinghiali selvatici. Ricordiamo a tutti i suinicoltori poi – prosegue l’Organizzazione di via Fancelli – che, sempre più frequentemente, verranno svolte a campione ispezioni per rilevare l’applicazione della biosicurezza, condotte congiuntamente dai Nas e dai Servizi Veterinari territorialmente competenti».




























