Arrestato per mafia, l’imprenditore si difende: “Mai stato affiliato a Cosa Nostra, al nord per lavorare”

MANTOVA Davanti al giudice per le indagini preliminari ha dichiarato di essersi trasferito al nord solo per lavorare, negando al contempo qualsiasi appartenenza ad ambienti mafiosi. Si è tenuto ieri mattina nella casa circondariale di via Poma l’interrogatorio di garanzia di Giuseppe Benigno, il 45enne imprenditore edile palermitano arrestato dai carabinieri tra martedì e mercoledì in una cascina a San Cassiano nelle campagne tra Redondesco, Piubega e Mariana, dove da qualche settimana era ospite di parenti. «In un paese così piccolo come Belmonte Mezzagno – ha spiegato al gip Matteo Grimaldi nel tentativo di chiarire la sua posizione – ci si conosce tutti; è normale quindi fermarsi per strada a scambiare quattro chiacchiere o al bar a prendere un caffè in compagnia. Non sapevo però assolutamente che quelle persone con cui mi trovavo a parlare, fossero in realtà affiliati a Cosa Nostra». Frasi di totale estraneità a qualsiasi sodalizio criminale che però andrebbero a cozzare contro le pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali trascritte dalla direzione distrettuale antimafia e in cui Benigno mostrerebbe non solo confidenza con alcuni personaggi dei clan ma anche una conoscenza dei fatti, dei rapporti tra le cosche e degli interessi in ballo. Oltre a questi elementi vi sarebbe anche l’agguato a cui il 45enne era miracolosamente scampato e che sarebbe da inquadrare in interessi della famiglia di Belmonte Mezzagno in qualche modo lesi dal suo comportamento. Era infatti il 2 dicembre scorso quando due sicari in sella ad uno scooter avevano affiancato l’auto dell’imprenditore edile nel centro del paesino alle porte del capoluogo siciliano, esplodendo al suo indirizzo nove colpi di pistola. Un agguato in piena regola a cui l’uomo era sopravvissuto pur rimanendo ferito. Due infatti i colpi andati a segno, e che lo avevano attinto ad un braccio e a una spalla. Dopo l’intervento chirurgico e le dimissioni dall’ospedale, la partenza alla volta del Mantovano, dove dal 2001 risiede parte della sua famiglia, persone estranee coinvolte in questioni di mafia. Al termine del confronto in carcere il magistrato si è quindi riservato di decidere se convalidare o meno con ordinanza, che verrà depositata oggi, la misura restrittiva del fermo quale indiziato di delitto, emesso a carico di Benigno dalla Dda di Palermo per associazione a delinquere di stampo mafioso unitamente a Salvatore Francesco Tumminia, 46 anni, considerato un capo mandamento della zona e bloccato nell’ambito della stessa operazione a Palermo.