Da Gazoldo a San Prospero dove la comunità è un cuore

MANTOVA – Due eventi a distanza di una quindicina di giorni, due paesi vicini e lontani della stessa provincia, ma uno di qua dal Po e l’altro di là, dove il “di qua” e il “di là” è molto soggettivo. Alquanto. Gazoldo degli Ippoliti e San Prospero di Suzzara hanno associazioni e attività che, pur diversamente sviluppate, presentano un dato importante comune che viene alla luce proprio in queste settimane con la presentazione di due volumi: la forza della comunità. Parlo della Postumia di Gazoldo e della Polisportiva di San Prospero di Suzzara, che edita un libro di duecento pagine sui 40 anni di una festa che ha raccolto il cuore e l’anima del paese, e alla Postumia è uscito il volume di raccolta di studi e articoli che a sua volta raccoglie i titoli e la cronologia delle presentazioni e delle attività culturali. Mica poco. Per San Prospero, precisiamo di Suzzara, perché ovviamente ci sono tanti altri San Prospero in giro per l’Italia a cominciare da quello della provincia di Modena, o quello della Valsugana o quello della provincia di Pisa. A San Prospero hanno avuto una bella idea: oltre a quella di riunire il paese per fare le feste di primavera e di fine estate, ormai da oltre quarant’anni, l’idea è stata quella di raccogliere in un volume l’avventura di questi quarant’anni con tutti i protagonisti e le protagoniste delle tante iniziative che nel piccolo o nel grande hanno fatto storia. Dalle corse podistiche alle feste per il sostegno della ricostruzione dopo il terremoto, dalle presentazioni di libri ed eventi alle mostre tematiche contadine e di ricordi e, come precisa nella sua introduzione al libro il professor Carlo Prandi, questa enorme attività di una Associazione Polisportiva, presieduta e guidata da Fausto Bertolini e sostenuta da rappresentanti di tutte le famiglie, si può definire cuore della comunità, dove la comunità è senso condiviso di partecipazione e di radici. Scorrono nel libro centinaia di immagini che sono il film di questa avventura lunga quarant’anni anche di persone che non ci sono più ma che vivono ancora in questa galleria comunitaria. Intendiamoci: San Prospero non è e non sarà l’unico al mondo, ma quanto è unico per il territorio! Ha ragione Carlo Prandi: vanno riscoperti e valorizzati i valori della comunità nei gesti, negli studi, nelle organizzazioni degli eventi, nella proiezione stessa del futuro. Tanti dicono, a cominciare da Claudio Bollani, punto di riferimento per le attività e già vice sindaco del Comune di Suzzara, che si sono fatti miracoli e sforzi che pochi immaginavano. Ma il richiamo della comunità può fare miracoli. E questo accade anche, vissuto per esperienza, nelle aree di confine del paese dove le comunità sono positivamente identitarie, dove si celebrano origini e tradizioni per valorizzare non per separare, per conoscere non per denigrare, per capire non per fuggire.

Pensiamo a Gazoldo degli Ippoliti dove il gruppo di volontari capitanati da Nanni Rossi produce a raffica iniziative di spettacolo, di confronto, presentazioni libri, concerti, mostre, viaggi, ricostruzioni storiche nella sede della Rocca Palatina e tutte le settimane alla domenica un pomeriggio di cultura, arte e spettacolo, con la partecipazione ad dir poco folta e fedele. Domenica scorsa alla presentazione del libro di don Giovanni Telò sulle vicende dei preti della resistenza 1943-1945 la sorpresa nella tradizione: non una semplice presentazione ma una occasione di ricerca e approfondimento dialettico con il pubblico, dove emerge la vera forza della comunità: il cuore dell’appartenenza.

Avrò fatto centinaia di presentazioni di libri ovviamente di tanti autori in giro per l’Italia, ma l’atmosfera di condivisione e partecipazione che si respirava lì alla Postumia l’ultima volta era davvero unica, speciale. L’autore citava un nome e subito le facce e gli sguardi collocavano luoghi, famiglia, via piazza, amici e si interveniva in dialogo diretto. Lo dico e lo ridico: mica poco. “Il gazoldese don Emilio Donelli…” citava don Telò. E in sala i familiari, la nipote che aggiungevano episodi, particolari, sviluppi. Guardate che questa roba qui succede solo se c’è un senso profondo di comunità. Alla Postumia succede!

Come quella volta, un po’ di anni fa, alla celebrazione dell’anniversario dell’introduzione del Sistema Sanitario Nazionale con la partecipazione di medici gazoldesi, oppure il pienone sull’arte con Roberto Pedrazzoli, ma sono solo due o tre casi di una mole di eventi davvero eccezionale. L’ultimo numero del Catalogo Eventi Postumia con studi specifici e una miscellanea di tutte le attività ricordate è un documento insostituibile e insospettabile del valore di questo presidio di comunità. Attività di alta cultura e di musica di classe. che poi finisce come è anche giusto a pane e salame, ma vuoi mettere l’atmosfera! E anche qui va detto per correttezza che ci saranno tante altre Postumia, in tante altre latitudini del mondo italiano e internazionale, ma qui, da queste parti, fa storia e comunità questa qua, questo gruppo, queste ore, queste immagini, questi suoni, queste storie, questi incroci di vita. Ci vuole fegato e cuore per fare il pienone la domenica pomeriggio alle 16 nella Sala del Rigoletto quando fuori anche nelle grandi città per certe iniziative culturali si concentrano al massimo una quindicina di parenti e amici.

Postumia è un gran pezzo di storia della cultura e della società mantovana e italiana come ebbe a ricordare in un bellissimo articolo ormai una decina di anni fa il compianto collega direi storico della tradizioni Renzo Dall’Ara. “Correva l’anno 1989 quando si incontravano due amici fin dai tempi del liceo “Virgilio”, Nanni Rossi, gazoldese e Roberto Navarrini, mantovano del capoluogo, ricorda Dall’Ara, ma laureatosi con tesi sulla famiglia degli Ippoliti. E lì cominciò l’avventura che negli anni coinvolse tante altre persone e personalità del gazoldese e del mantovano, da Steno Marcegaglia a Rodolfo Signorini, da Annibale Vareschi a Eugenio Camerlenghi, da Paola Artoni a Paolo Bertelli. E tante collaborazioni e ramificazioni nei comuni limitrofi. L’ultima volta sul palco sorridevano gli anfitrioni Nanni Rossi e Vincenzo Federici, patriarca del sostegno generoso alle iniziative della Postumia e in mezzo alcuni delle migliaia di protagonisti di una storia di comunità e di cuore.

Torno da Gazoldo e sfoglio il volume Postumia fresco di stampa: tante interessanti storie e figure e mi cade l’occhio sulla biografia commentata di mons. Giovanni Volta di Anna Orlandi Pincella e Monica Volta. Il racconto di una vita in una manciata di pagine ben scritte, il valore della testimonianza e della trasmissione. Cuore di comunità.