VIADANA Capannoni industriali riempiti nel giro di breve tempo con scarti tessili e poi in pratica abbandonati, senza nemmeno più pagarne l’affitto. Nel mirino della Direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri forestali di Brescia è finita un’azienda che opera nel campo dei rifiuti con sede a Desenzano, con numerosi sequestri e venti indagati. Uno dei capannoni posti sotto sequestro si trova in via Guido Rossa, nella zona industriale Gerbolina. Secondo quanto appurato dai militari, all’interno si troverebbero 560 tonnellate di rifiuti tessili.
Stando alle indagini, l’azienda desenzanese nel corso del tempo avrebbe operato prendendo in affitto numerosi capannoni industriali che poi, nel giro di breve, sarebbero stati riempiti di scarti tessili per la maggior parte provenienti dalla Toscana. In totale negli immobili in questione sarebbero stati stoccate 26mila tonnellate di rifiuti tessili. L’azienda bresciana, operante nel settore del recupero rifiuti, avrebbe ritirato gli scarti tessili a prezzi concorrenziali, omettendo poi le necessarie operazioni di cernita ed igienizzazione. Quindi i rifiuti tessili, riclassificati come end of waste (materia prima recuperata) sarebbero stati stoccati in 15 capannoni industriali dislocati in nove province tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte (uno di tali capannoni, come detto, si trova a Viadana). I capannoni, secondo le indagini, venivano presi in affitto per mezzo di società di comodo intestate a persone indigenti. Una volta saturati gli immobili con l’enorme quantità di scarti tessili, l’azienda di Desenzano avrebbe interrotto il pagamento dell’affitto con i capannoni e i cortili degli stessi trasformati in enormi discariche riempite di tonnellate di prodotto tessile abbandonato a se stesso. Circa 2mila tonnellate di tali rifiuti sarebbero stati inviati anche nella città turca di Denizli.
Per tale vicenda ci sono venti indagati per traffico illecito di rifiuti e gestione di discarica abusiva. Il sequestro riguarda l’intero complesso aziendale dell’impresa di Desenzano, compresa la flotta dei mezzi e 12 milioni di euro. Le indagini sono state condotte dai Forestali di Brescia coadiuvati dai colleghi di Roma e Cagliari, dai reparti territoriali dell’Arma e da unità cinofile della Finanza, con il coordinamento della Dda di Brescia.



























