MANTOVA È una cifra da capogiro per l’economia generale di un ente locale: circa 39 milioni di euro finiti metaforicamente e letteralmente sotto l’uscio. Sono i soldi che il Comune di Mantova ha messo anche quest’anno nel capitolo di bilancio riservato ai crediti di dubbia esigibilità. Soldi che tecnicamente via Roma si aspettava di incassare nel corso degli anni, e nei bilanci precedenti, ma che non sono mai entrati nei cassetti. Per lo più essi derivano da multe per violazione del codice della strada o per altre sanzioni amministrative dovuti a abusi edilizî o simili, ma che nessuno ha mai pagato. I responsabili dei mancati pagamenti sono in gran parte soggetti multati ma irreperibili o deceduti, oppure imprese fallite.
Il caso sintomatico è quello di un’azienda goitese responsabile di escavazioni abusive in zona Valdaro, multata per circa 10 milioni, ma ormai fallita e persino “prescritta” nelle sue responsabilità.
«Si tratta in ogni caso di soldi non impegnati nel bilancio di previsione 2026 – precisa l’assessore al bilancio e vicesindaco Giovanni Buvoli –, che la legge vigente ci impone di inserire nel cosiddetto Fcde, ossia il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Quei soldi non sono impegnabili, in quanto molto difficilmente saranno mai esatti dall’amministrazione. E sempre per legge il Comune si vede obbligato a cancellarli dalle debenze dopo tre anni di insolvenza».
Questa prassi fa sì che la lista dei crediti comunali sia destinata a calare, scomputando ogni anno le triennalità non solvibili, per cui via Roma si affida a due distinti soggetti di riscossione: per i crediti sino a 100mila euro si avvale della società Ica, mentre per entità maggiori all’Agenzia delle riscossioni (ex Equitalia). Ma si tratta di una pura alchìmia contabile. In realtà, come conferma il vicesindaco, il credito da multe non pagate (per violazioni del Codice della strada o altre infrazioni), nel triennio antecedente alla prescrizione, somma ormai a circa 20 milioni; e rappresenta ormai una esigua percentuale del 30% il totale dei soldi recuperati dagli enti riscossori. «Nel 2025 abbiamo recuperato solo un terzo dei crediti – spiega Buvoli –, e per lo più dovuti a mancati pagamenti dell’Imu». Come dire che chi ha una proprietà è fregato. Chi non ne ha la fa franca. Questo anche il caso del mezzo milione atteso dal campo nomadi di via Guerra, che ha iniziato a pagare le utenze solo dal 2024, quando sono stati installati contatori per singole piazzole di sosta. Prima, il contatore unico e “comune” rendeva impossibile identificare chi pagava e quanto avrebbe dovuto pagare. Il tutto nella rassegnata consapevolezza che comunque il pregresso sia andato a finire “sotto l’uscio”.



































