Depuratore di Peschiera, “il Mincio non può più aspettare”

MANTOVA  La «consapevolezza del legame fisico del Garda con il Mincio per cui ogni azione a monte ha conseguenze a valle, deve diventare prassi amministrativa»: con queste parole, richiamando la presidente della Comunità del Garda Mariastella Gelmini, il Tavolo del Mincio è tornato a chiedere soluzioni concrete per fermare il degrado del fiume. Lo ha fatto ieri mattina all’Edificio Regolatore di Salionze, con una conferenza stampa che ha raccolto cittadini e associazioni preoccupati per la salute di acqua, laghi e paludi. Il bersaglio è lo scarico del depuratore di Peschiera, attivo dagli anni ’70, che da decenni riversa nel Mincio nutrienti responsabili dell’eutrofizzazione del fiume, delle Valli e dei laghi di Mantova. Con un deflusso sempre più ridotto e affluenti inquinati dall’agricoltura intensiva, la situazione è definita «enormemente aggravata». Già nel 2008, le associazioni lanciarono la petizione “Garda pulito, Mincio vivo”, denunciando lo sversamento da Peschiera di 300 tonnellate di azoto e 35 di fosforo l’anno, quantità negli anni non diminuite, a fronte di un incremento turistico che ha portato il trattamento annuo tra i 40 e i 50 milioni di mc di reflui. Ora il Tavolo del Mincio ripropone la stessa soluzione: modificare il punto di scarico del depuratore permettendo così di miscelare i nutrienti in una massa d’acqua notevolmente maggiore (i canali irrigui del Virgilio e della Seriola) così da ridurne il carico al fiume, alle Valli e ai Laghi. Una proposta già approvata dal Contratto di Fiume e sostenuta da enti locali e dallo stesso gestore dell’impianto, Depurazioni Benacensi srl. Eppure mai attuata. «Serve un approccio unitario e sostenibile», ribadiscono dal Tavolo, nato nel 2023 e formato da 35 associazioni. «Consci degli effetti che un mega-impianto di depurazione comporta per l’ambiente fluviale del corpo recettore, condividiamo e sosteniamo l’attività del “Presidio 9 Agosto” per il lavoro di contrasto alla realizzazione di una infrastruttura analoga per la quale sarebbe previsto lo sversamento nel Chiese – precisa il portavoce del tavolo Andrea Fiozzi –. Proprio perché ne conosciamo i risultati a lunga scadenza non possiamo che unirci verso una posizione comune e lungimirante per la tutela del territorio, che non riconosce i confini amministrativi ma gli equilibri dei bacini idrografici».