MANTOVA Non voleva che parlasse con nessuno, uomini o donne non faceva differenza, e non voleva che uscisse di casa, e ancora che ricevesse messaggi sul cellulare. Un gelosia folle quella di S.Z., 25enne tunisino, a processo per stalking, lesioni personali e violenza sessuale nei confronti della sue allora fidanzata, una sua quasi coetanea nordafricana che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Alessandro Abatianni. La giovane è stata sentita nel corso dell’udienza di ieri, quando ha ribadito le accuse all’indirizzo dell’ex. Un ex che era un richiedente asilo e che nel frattempo si è dato alla macchia, grazie anche alla “scelta” che gli era stata lasciata in sede di convalida di arresto: il giudice aveva infatti proposto per il 25enne la misura cautelare del braccialetto elettronico ma a discrezione dello stesso, il quale manco a dirlo aveva scelto di non indossare quel braccialetto. La vicenda per la quale il tunisino, difeso dall’avvocato Annalisa Finocchiaro, risale a un periodo che va dal maggio al settembre 2024. Durante quei pochi mesi di frequentazione, la donna avrebbe provato sulla propria pelle la gelosia a dir poco morbosa del 25enne. “Tu sei solo mia. Non devi parlare con uomini né con donne. Ammazzo te e tutta la tua famiglia”, tra le minacce riferite ieri in aula dalla vittima. Il suo ex era arrivato a chiuderla in casa per essere sicuro che non parlasse con persona alcuna. Ma le violenze non avvenivano solo nel privato: in almeno un’occasione il giovane avrebbe picchiato la donna mentre era in un bar in presenza di conoscenti, nessuno dei quali, però pur di fronte a simili episodi, avrebbe mai pensato di chiamare le forze dell’ordine se non di intervenire in difesa della ragazza. Infine il 18 settembre 2024 il 25enne, usando il cellulare della ragazza aveva dato appuntamento a un suo amico facendogli credere che lei volesse stare con lui. Quando il malcapitato si era presentato a casa della giovane si era trovato di fronte a un fidanzato “ufficiale” a dir poco furente che lo aveva cacciato di casa minacciandolo di morte, per poi vendicarsi con la ragazza violentandola: “mi ha sbattuto sul letto e poi mi ha strappato i leggins per prendermi da dietro”, il suo racconto. Circostanza, questa, confermata oltre che dalla vittima dai referti e medici del Poma che aveva visitato la giovane. Il processo è stato aggiornato al prossimo 9 aprile per l’esame dell’imputato, irreperibile da oltre un anno.


































