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Ciclismo – Dal Giro alle notti magiche: quando Gianni Bugno pedalò nella leggenda

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Viadana Ogni campione, con il proprio talento e il proprio carisma, finisce per definire lo sport che lo ha reso celebre. Ne calibra gli stili, ne detta le dinamiche, influenzando intere generazioni di appassionati e praticanti. Lo fa in un’epoca in cui nomi e imprese sportive si diffondevano ancora in modo analogico, attraverso la carta stampata, la voce delle radiocronache e le prime immagini televisive. Gianni Bugno è stato un corridore con le stigmate del fuoriclasse: elegante, potente, determinato. Un atleta dal curriculum da brividi, costellato da un elenco di vittorie praticamente interminabile. Ma è nel 1990 che entra definitivamente nella leggenda: quell’anno domina il Giro d’Italia, indossando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno, una delle imprese più iconiche della sua carriera. Bugno, oggi dirigente sportivo, resta un riferimento assoluto per il mondo del ciclismo. Impressionante, ancora oggi, il record fissato in una Milano-Sanremo che lo consacra leggenda vivente: una media di oltre 45 km/h, una velocità da brividi. E poi due titoli di campione del mondo, le soddisfazioni raccolte al Tour de France, alla Vuelta, nelle classiche del Nord come il Giro delle Fiandre – solo per citare alcuni dei suoi successi più significativi – per un totale di 72 gare vinte, una cifra che parla da sola. «Il ciclismo è uno stile di vita – spiega Bugno -. È una disciplina importante e bellissima: ti permette di conoscere molte persone, ti mantiene in salute e ti fa visitare luoghi straordinari. È stato un ambiente che mi ha visto protagonista, ma oggi, poter fare un lavoro che è anche una passione, mi aiuta a trasmettere le stesse emozioni che ho provato io. Il ciclismo è anche competizione: oltre alla bellezza di andare in bicicletta, c’è sempre la voglia di battere l’avversario, di prevalere». «Io riservato? Sì, preferisco ascoltare più che parlare, e quando dico qualcosa uso poche parole. L’arrivo di tappa a Viadana porterà grande visibilità: sarà una cartolina bellissima che potrà attrarre turismo e curiosità verso il nostro territorio». Certi nomi hanno il potere di aprire, come chiavi, interi armadi della memoria. Gianni Bugno è uno di quei nomi: in molti hanno tifato per lui, e in tantissimi hanno conservato nel cuore l’immagine di quella maglia rosa che nel 1990 vestì dalla prima all’ultima tappa, in un dominio raro nella storia del ciclismo. Tutta l’Italia tifava per lui… e per Totò Schillaci, in quello stesso lontano ma indimenticabile 1990, quando il cielo italiano si colorava di rosa e di azzurro, e le notti magiche non appartenevano soltanto al pallone, ma anche alle salite e alle discese mozzafiato di un Giro leggendario.