Mantova All’indomani della dolorosa sconfitta contro il Capurso, che condanna ufficialmente il Saviatesta alla retrocessione in Serie A2 Elite, è tempo di raccogliere i cocci e fare le prime considerazioni su una stagione finita purtroppo con il peggiore degli epiloghi.
Da grande uomo di sport, mister Pino Milella analizza con lucidità la partita coi baresi, nonostante la profonda amarezza: «Bisogna accettare il verdetto del campo, non sempre le annate vanno come si vorrebbe. Ci siamo ridotti a giocarci il tutto per tutto all’ultima giornata, in un vero e proprio spareggio contro una squadra che come noi aveva bisogno di vincere per salvarsi. Il grosso rammarico è stato subire gol dopo 20 secondi per una leggerezza e esserci trovati a inseguire – spiega Milella -. Abbiamo pareggiato, ma altre due disattenzioni hanno permesso loro di chiudere il primo tempo avanti 3-1. Nella ripresa hanno sfruttato le loro armi migliori, la difesa arcigna e le ripartenze rapide, per chiudere il discorso. Ripeto, il banco è saltato a inizio gara: dovevamo essere perfetti e non lo siamo stati».
Secondo l’allenatore, non bisogna a questo punto parlare di fallimento, ma anzi riconoscere quanto di buono sia stato fatto: «È stato importante giocarcela fino alla fine. Sapevamo che questo campionato con tre retrocessioni dirette era difficile, per cui essere arrivati a un passo dalla salvezza dimostra che avevamo la possibilità di stare in Serie A. Purtroppo se oggi dobbiamo dirle addio è perché ci è anche mancato qualcosa». A mente fredda, mister Milella ragiona su cosa non ha funzionato: «Complessivamente, penso che il nostro vero problema sia stato non fare tesoro dei momenti positivi. Avevamo un calendario complicato, in cui dopo alcune partite abbordabili arrivava un ciclo di ferro contro le squadre di vertice. Sia nel girone di andata che in quello di ritorno abbiamo vinto le prime, abbassando la tensione prima di affrontare le corazzate. Ne sono emblema le partite con Cosenza e Sandro Abate, in cui dovevamo mettere fieno in cascina e così non è stato. Inanellare tante sconfitte, per quanto esprimendo un buon gioco, ha fatto il resto. Con uno scatto di orgoglio siamo giunti allo spareggio di sabato, dove la partita poteva prendere qualsiasi piega. Abbiamo commesso tanti errori – ammette Milella – e non mi tiro indietro: sono anzi il primo a prendersi le sue responsabilità».
Cosa succederà a questo punto? L’allenatore glissa sul suo futuro: «Dopo tanti anni insieme bisogna analizzare con calma e serenità quanto accaduto, anche per capire al meglio come ripartire. La società è ambiziosa, l’ha fatto capire con una prima squadra competitiva in Serie A e con gli ottimi risultati del vivaio. Mantova è ora una realtà importante del futsal, segno che la strada imboccata è quella giusta. Detto questo – conclude – serve tempo per riflettere su come porre le basi per ritornare nella massima serie e restarci. Non troppo, perchè la campagna acquisti incombe. Ma prima bisogna prendere atto di questa retrocessione e ragionare a fondo per il bene del Mantova Calcio a 5».
































