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I CONSIGLI DEL GRUPPO VISIOLI Ombre e resa: anche un’ombra piccola può costare tanto

ANDREA VISIOLI

MANTOVA /VIADANA «Tanto c’è il sole: basta quello». È una frase naturale quando si parla di fotovoltaico. E in effetti il sole è la “benzina” dell’impianto. Ma c’è un dettaglio che spesso viene sottovalutato e che, nella pratica, fa la differenza tra un impianto che rende davvero e uno che delude: le ombre. E non parlo solo dell’ombra grande dell’albero davanti al tetto. A volte basta un camino, un comignolo, una ringhiera, un abbaino, un lucernario, un’antenna, perfino il bordo del tetto in certe ore. Ombre piccole, ma ripetute, che sommate su mesi diventano perdite importanti.

Il mito: “Se c’è sole basta”
Molti immaginano che, finché c’è luce, i pannelli producano “quasi uguale”. In realtà l’ombra funziona come un tappo: anche se colpisce una parte limitata, può ridurre la resa più di quanto ci si aspetti. Perché un impianto non è una collezione di pannelli indipendenti: è un sistema elettrico, e come è progettato determina come reagisce alle ombre.

La realtà: ombreggiamenti, stringhe, ottimizzatori e layout
1) L’ombra “breve ” ma quotidiana è la più subdola Un’ombra alle 9 del mattino sembra un dettaglio. Un’ombra alle 16 pure. Ma se succede quasi tutti i giorni, per mesi, taglia via proprio ore “buone ” di produzione. E spesso non te ne accorgi: l’impianto funziona, ma produce meno. È il classico caso in cui “sulla carta” tutto è perfetto, ma nei numeri reali qualcosa manca.
2) Stringhe: quando un pannello condiziona gli altri Molti impianti collegano i moduli in serie (le stringhe). In certe configurazioni, se un modulo è penalizzato dall’ombra, può limitare la resa di un gruppo. Non è un destino inevitabile, ma è un motivo per cui la progettazione conta. La disposizione dei pannelli e come vengono raggruppati elettricamente può ridurre o amplificare l’effetto delle ombre.
3) Layout: “metterne di più” non è sempre la scelta migliore Ogni tetto ha i suoi ostacoli. Il layout intelligente non è quello che riempie tutto, ma quello che evita le zone critiche e sfrutta la falda nel modo più efficace. A volte spostare un modulo, cambiare orientamento di una fila o lasciare un’area libera vicino a un camino evita perdite ricorrenti. E nel lungo periodo vale più di “un pannello in più”.
4) Ottimizzatori: utili, ma non a prescindere Gli ottimizzatori possono essere la soluzione giusta quando ci sono ombre localizzate o porzioni di impianto con comportamenti diversi. Possono ridurre l’effetto “trascinamento” e rendere più stabile la produzione. Però vanno valutati sul caso reale: in alcuni impianti fanno una differenza enorme, in altri incidono poco. Il punto è usarli dove servono, non come accessorio standard.
5) Il rischio più comune: scoprire le ombre dopo In estate tutto sembra perfetto. Poi arriva l’inverno, l’ombra si allunga, il sole è più basso, e compaiono tagli di produzione che non erano stati considerati. Oppure l’albero del vicino cresce. Oppure ci si accorge che una ringhiera “morde” sempre una parte di moduli al pomeriggio. A quel punto si può intervenire, ma costa di più e spesso rende meno che fare bene prima.

Cosa fare adesso
Prima di decidere layout e componenti, conviene fare un controllo concreto: valutazione ombre sul tetto e simulazione di resa. È un sopralluogo che evita sorprese e permette di scegliere la configurazione più efficace (layout, stringhe, eventuali ottimizzatori). Per un sopralluogo ombre e una valutazione della resa reale, passa da Casa Visioli in piazza a Viadana (tel. 0375 833700) oppure chiamaci al Numero Verde 800 911 113.

Per ulteriori info visita il sito www.gruppovisioli.it ANDREA VISIOLI è amministratore delegato di Gruppo Visioli (luce, gas, fibra e fotovoltaico) e presidente della CER “Visioli Energia Solidale”

 

 

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