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LATTE, ECCO L’ACCORDO SUL PREZZO FINO A FINE ANNO. PAGLIARI: «AMAREGGIATO E DELUSO, QUANTO FATTO NON È SUFFICIENTE»

Amareggiato, deluso e profondamente insoddisfatto per un’intesa che, di fatto, andrebbe rigettata. Queste le considerazioni del presidente di Confagricoltura Mantova, Andrea Pagliari, dopo la notizia del raggiungimento del nuovo accordo sul prezzo del latte, valido per il secondo semestre del 2026.

Quanto siglato ieri al Masaf prevede un prezzo pari a 48 centesimi/litro per i mesi di luglio e agosto, 49 centesimi/litro per settembre e ottobre e 50 centesimi/litro per novembre e dicembre. Le produzioni in eccedenza agli accordi, invece, saranno oggetto di trattativa diretta tra le singole aziende e gli acquirenti, al di fuori dunque dei parametri fissati.

«Ciò che è stato deciso – spiega Pagliari – è frutto probabilmente di valutazioni e dati non aggiornati, e di scarse motivazioni da parte dei mediatori. Non si è infatti tenuto conto minimamente dalla situazione climatica europea e italiana nella quale ci troviamo da oltre un mese, che porterà al collasso delle produzioni in tutto il continente, in un contesto che, da inizio anno, vede aumentare i costi di produzione, soprattutto alle voci energia, concimi, sementi, ricambistica ecc, senza dimenticare l’adeguamento del nuovo contratto nazionale di lavoro».

I costi di produzione, come facilmente verificabile sul portale Ismea, da inizio 2026 sono raramente scesi al di sotto dei 50 cent/l, ma in alcune aree vi sono anche punte di 55 cent/l: «È giusto guardare al contesto internazionale – prosegue Pagliari – ma noi abbiamo costi “italiani” che dobbiamo compensare. Se produrre costa più di quello che guadagniamo, come è possibile accettare un accordo del genere? La tenuta del sistema latte alimentare è a rischio».

Il mancato inserimento nell’accordo del cosiddetto “doppio prezzo” del latte spot (quello cioè relativo al latte in eccedenza alle contrattazioni) lascia poi ampio spazio a manovre speculative: «Il momento è certamente sbagliato per una decisione di questo tipo e di questa durata, che potrebbe mettere spalle al muro chi produce, portandolo ad accettare prezzi notevolmente al ribasso, proprio ora che il latte spot sta aumentando il proprio valore. Questa bolla speculativa sul valore del latte alla stalla, peraltro, non ricade poi sul consumatore finale, dato che i prezzi al dettaglio non sono calati di un centesimo. Chi ci guadagna allora?».

Un accordo dunque sì migliorativo rispetto al trimestre precedente (54, 53 e 52 cent/l da gennaio a marzo, poi 47 cent/l per aprile, maggio e giugno), ma «ampiamente inadeguato – rincara Pagliari – rispetto al periodo preso in considerazione. Se poi anche le due Dop, come già successo, dovessero riversare sul mercato del latte alimentare ulteriori volumi (la cosiddetta “scolmata”), allora la situazione si aggraverebbe ancora di più, diventando umiliante per un settore che di certo merita di meglio».