Mantova Condanna a tre anni di reclusione oltre al pagamento di una multa da 30mila euro ciascuno, così come richiesto in requisitoria dal pubblico ministero Silvia Bertuzzi. Questo quanto deciso ieri dal giudice Stefano Ponti all’esito del processo per inquinamento ambientale istruito a carico dei tre ex dirigenti della società “La Vetri srl” di Villa Poma, operativa nel recupero e nelle lavorazione di rifiuti vetrosi destinati al riciclo e dichiarata fallita nel settembre del 2020.
Si tratta di Renzo Ravagnani, in qualità di procuratore delegato alla materia ambientale dell’azienda, nonché amministratore unico di Aerre srl, società capogruppo di La Vetri all’epoca dei fatti e chiamata in causa quale responsabile civile unitamente alla fallita; Marco Ravagnani, ex legale rappresentante e presidente del consiglio di amministrazione di La Vetri e Massimo Ravagnani, nella sua qualità di vice presidente del consiglio d’amministrazione della società.
Le accuse mosse nei loro confronti afferivano la violazione circa il provvedimento autorizzativo emanato dalla Provincia di Mantova, in ordine alla gestione delle acque di scarico, delle emissioni, oltre che della gestione dei rifiuti, alle loro modalità di raccolta, stoccaggio e messa in riserva. Omissioni da cui sarebbe derivata, in occasione di eventi atmosferici con precipitazioni superiori ai 50 millimetri giornalieri, la formazione di percolato – quantificabile in almeno 4.600 metri cubi che, a partire dal 2014, sarebbe penetrato nei terreni limitrofi all’azienda con interessamento altresì del Fosso Galene. Per questo, a fronte di un’area “gravemente compromessa”, tanto da rendere necessario un intervento di bonifica, si erano costituiti parte civile il Comune di Borgo Mantovano, assistito dall’avvocato Fabio Piccinelli, la Provincia di Mantova, nonché una privata cittadina. A questo, stando al quadro inquirente, si aggiungeva l’attività di gestione dei rifiuti non autorizzata. All’interno dello stabilimento e in assenza di autorizzazione, sarebbero infatti state depositate 25mila tonnellate di rifiuti in vetro. Contestazione caduta nel frattempo in prescrizione. Inoltre il mancato rifacimento del plateatico aziendale avrebbe fatto risparmiare alla società oltre 3,3 milioni di euro. Cifra questa ritenuta quindi profitto dei reati ascritti e per tale motivo sottoposta dal giudice a sequestro nei confronti degli enti Fallimento La Vetri e Aerre srl. Per la difesa di contro, non vi sarebbe stata invece prova dei superamenti dei limiti per le sostanze inquinanti indicate né nei terreni né nelle acque di falda, alla luce altresì di mancate analisi.
Diverso il discorso per il fosso in quanto, sempre per la difesa, essendo un canale di scolo risultava molto complicato identificare chi ne avesse provocato la contaminazione. Disposti anche risarcimenti in solido tra gli imputati per i danni subiti dalle parti civili, da determinarsi però in separato giudizio, con contestuale condanna al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 100mila euro in favore della Provincia e di 80mila euro per la privata residente. Motivazioni tra 90 giorni. (loren)































