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Cooperativa Santa Lucia: verso i 40 anni di collaborazione con ASST Mantova e oltre 100 persone con fragilità inserite al lavoro

I documenti più datati risalgono alla primavera del 1986. Quarant’anni fa il nome di Cooperativa Santa Lucia non era stato scritto, ma negli appunti ciclostilati presi per tener memoria dei passi compiuti ci sono le parole più importanti che hanno condotto alla sua fondazione, come “lavorare effettivamente (non in ergoterapia)”, “una via di liberazione dalla malattia prima di tutto come immagine di sé e come ruolo sociale” e “autonomia”.  Intorno al tavolo c’è un piccolo gruppo di operatori del Centro Psico-Sociale di Castel Goffredo, i rappresentanti degli enti pubblici locali e le famiglie di quelli che sono ancora solo pazienti di psichiatria, ma che Santa Lucia vuol far diventare cittadini autonomi. A quell’epoca si respira l’aria di cambiamento portata in Italia dalla Legge Basaglia nel 1978. Proprio Franco Basaglia nelle sue teorie prevedeva il lavoro come veicolo di emancipazione, riduzione dello stigma culturale nei confronti della malattia e infine appartenenza alla comunità, e prefigurava la nascita delle cooperative sociali. «Il territorio offriva solo lavoro in fabbrica, molto attento alla produzione ma non alla persona» racconta Antonio Magnani, ex primario di Psichiatria all’Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova e tra coloro che si sedettero a quel tavolo. «I ritmi da sostenere erano impossibili per chi ha una patologia deficitaria ed è in terapia farmacologica. L’attività più consona è quella delle pulizie, perché si svolge in luoghi non affollati, con il giusto numero di ore e in modo ripetitivo». Restare in ambito sanitario era poi l’ideale, e il primo ad accettare la sfida ambiziosa fu l’Ospedale di AsolaDal 1988 ad oggi vi hanno lavorato stabilmente più di 50 persone con fragilità psichiatriche8 di queste hanno avuto con Santa Lucia il loro primo impiego e sono arrivate fino alla pensione«L’ambiente ospedaliero è sempre stato ed è ancora ideale per le esigenze di persone con patologie psichiatriche perché si svolge la mattina presto per poche ore – consentendo alle persone di proseguire poi la loro terapia, in un luogo non affollato e con una certa ripetitività» afferma oggi Giovanna Rubessi, AD di Santa Lucia. Altri lavoratori hanno potuto ricollocarsi in ambiti diversi, perché il percorso messo a punto dalla cooperativa ha consentito loro di capire gli errori, cambiare e diventare autonomi sul posto di lavoro, realizzandosi come chiunque altro. «Essere un’impresa sociale significava costruire opportunità per chi non ne aveva mai avute, ma anche essere responsabili verso i committenti eseguendo un servizio impeccabile. Nessuno avrebbe dovuto dire che era carità: per essere lavoro vero dovevamo dimostrare di farlo anche meglio degli altri» continua Rubessi. Oggi la qualità del servizio è data per scontata, ma la missione sociale non è venuta meno. Con la Legge 381/1991, che ha inquadrato giuridicamente le cooperative di inserimento lavorativo di persone con fragilità, gli enti pubblici, anche in deroga alla disciplina dei contratti, possono stipulare convenzioni con le cooperative sociali di tipo B per la fornitura di servizi il cui importo stimato sia inferiore a determinati importi. Un legame quello con la pubblica amministrazione e in particolare con le aziende sociosanitarie locali, che si è riconfermato di anno in anno, a partire da una comunanza di valori, cioè la responsabilità verso l’autodeterminazione e l’empowerment delle persone del territorio. Negli anni alla commessa dell’Ospedale di Asola si sono aggiunti altri servizi di pulizia per l’ASST “Carlo Poma” di Mantova, come la fisioterapia di Asola, il reparto del Servizio Psichiatrico, il CPS e l’UONPIA, la “Piccola Opera” di Castiglione delle Stiviere, i poliambulatori di Castel Goffredo, il CPS di Viadana e anche la gestione di due aree ristoro, il bar con edicola dell’Ospedale di Castiglione delle Stiviere e il caffè letterario dell’Ospedale di Asola. In tutti questi anni Santa Lucia, con la collaborazione dei servizi sanitari e territoriali, ha inserito oltre 100 persone con fragilità. Oggi ha ancora squadre che si occupano della manutenzione di tutte le aree di accesso all’ospedale di Mantova, 16mila mq di percorsi pedonali e carrabili. «Le persone che svolgono questo servizio ne vanno molto fiere» commenta Luca Corradini, responsabile dell’area pulizie di Santa Lucia, «perché sanno che si tratta del biglietto da visita della struttura e che la pulizia delle aree di transito è una questione di cura e di sicurezza degli utenti».