Home Cronaca Porto: Mantova sorpassa la “troppo vicina” Cremona

Porto: Mantova sorpassa la “troppo vicina” Cremona

MANTOVA Lo ha detto espressamente dalle colonne della nostra Voce l’assessore regionale Alessandro Beduschi: a Mantova si gioca una grandissima opportunità. Quale? Quella di fare di Valdaro e del suo polo intermodale un’alternativa vincente ai grandi snodi del nord-Europa di Rotterdam e Duisburg per spedire i container ai mercati asiatici. E proprio su questa opportunità potrebbe giocarsi la partita della concessione dell’A22, alla quale si stanno predisponendo i colossi delle autostrade. Già, perché proprio a Valdaro si è andata costruendo l’intermodalità che coniuga in un unico punto strategico i trasporti su ferro, gomma e acqua provenienti dal Brennero e diretti all’Adriatico.
Il progetto generale è di portare 3mila treni all’anno nel nostro porto, destinato pertanto a fare Mantova la nuova “capitale del Po”. E come un po’ vanno rosicando i veronesi con il loro “Quadrante Europa”, rimasto spoglio della terza modalità (la via d’acqua che invece a Valdaro sfrutta il Fissero-Canal Bianco), non da meno lo stanno facendo i cremonesi. Proprio i “cugini” di quella terra che già Virgilio aveva definito “troppo vicina”, e che oggi si vede sorpassata in àmbito infrastrutturale proprio da quella provincia che, quanto a infrastrutture, si è sempre ritenuta una umile Cenerentola della Padania.
A delineare il quadro riportato dalla stampa cremonese è stato il presidente di Confartigianato Lorenzo Capelli, nel recente convegno del Bibiena: «Quando il commercio globale diventa più instabile, avere sistemi logistici efficienti è un fattore strategico. Mantova è il punto in cui ferrovia, gomma e acqua si incontrano: un’opportunità non solo per Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, ma anche per il Nord Europa», ha sintetizzato.
Dal pari, l’assessore regionale emiliano Irene Priolo confermava la necessità di investire sull’intermodalità: «Si deve puntare sul trasporto merci su ferro e via acqua, su cui siamo ancóra indietro. Oggi infatti il traffico fluviale «resta marginale, fermo a circa 44 mila tonnellate, ma il potenziale è evidente: una chiatta sostituisce 180 camion».
Va in parallelo il ruolo strategico della modalità ferroviaria, su cui anche Rfi sta investendo fior di milioni (non è casuale la previsione di oltre 30 milioni a Porto Cerese pur di non sacrificare la Mantova-Monselice), se come afferma Martin Ausserdorfer (Rtc Rail Traction Company), «nei prossimi anni Mantova sarà un nodo centrale per la distribuzione delle merci dal Nord Europa verso tutta l’Italia».
Restano inghippi e imbuti da sbrogliare e superare, ma la retta via parrebbe imboccata, nonostante le mille perplessità sollevate negli anni su questo porto, certamente oggi più trascurato dai mantovani che dai cremonesi e dall’Europa.