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Numeri da record per l’ospedale di Vicomoscano, dr. Alessio Pedrazzi: “Ortopedia Oglio Po: in 10 anni sono raddoppiati i medici e gli interventi”

Il primario esalta la struttura di Vicomoscano: “Qui sono passati 18 campioni mondiali
Il segreto dell’ospedale Oglio Po? Un ambiente familiare e un’alta specializzazione”

VICOMOSCANO (Casalmaggiore)- Nel cuore del comprensorio casalasco-viadanese, tra Oglio e Po, l’ospedale di Vicomoscano rappresenta da anni un presidio sanitario di riferimento per un territorio vasto e articolato. Tra cambiamenti organizzativi, sfide economiche e l’impatto della pandemia, la struttura ha saputo evolversi mantenendo alta la qualità delle cure e rafforzando alcune eccellenze. Tra queste spicca l’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia, guidata dal dottor Alessio Pedrazzini, che negli ultimi dieci anni ha visto crescere numeri, competenze e riconoscimenti, arrivando ad attrarre pazienti anche da fuori regione, inclusi sportivi di alto livello. Con lui abbiamo ripercorso le tappe di questo percorso, tra ricordi personali, risultati professionali e uno sguardo attento al futuro dell’ospedale Oglio Po.

L’INTERVISTA

Dottor Pedrazzini, lei lavora all’ospedale Oglio Po di Vicomoscano (Casalmaggiore) ormai da oltre 10 anni. Come si trova e cosa è cambiato rispetto a quando ha preso servizio?
«Quando sono arrivato all’Ospedale Oglio Po, il 1° febbraio 2016, era una giornata nebbiosa e, per un luzzarese di origine come me, è stato quasi un segno benaugurante. Ho trovato fin da subito un ambiente familiare, con grande disponibilità da parte dei colleghi e degli operatori. Un clima che, ancora oggi, viene percepito anche dall’utenza e che rappresenta uno dei punti di forza della struttura. In questi ultimi dieci anni la sanità italiana ha attraversato una fase complessa: la congiuntura economica, la pandemia da Covid e i conflitti internazionali hanno richiesto grande attenzione nella gestione degli investimenti. Anche negli ospedali è stato necessario modulare le risorse e garantire il mantenimento delle attività essenziali per il territorio. Per quanto mi riguarda, mi trovo bene e ritengo di poter rispondere positivamente a questa domanda anche a distanza di dieci anni».
In quanto direttore dell’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia, vede arrivare nella struttura da lei guidata anche numerosi sportivi e pazienti da fuori provincia e fuori regione. Si tratta di un ottimo segnale per l’ospedale di Vicomoscano...
«Direi di sì. Nel tempo l’Ortopedia dell’Oglio Po è diventata un punto di riferimento riconosciuto, tanto che ad oggi sono passati dall’ospedale 18 campioni del mondo e sportivi di numerose discipline, dalla canoa alla boxe, dal rugby al football americano, fino al motociclismo, al ciclismo e alla pallavolo. Molti si rivolgono a noi anche per il trattamento dell’arm pump, una sindrome oggi diffusa in alcuni sport e per la quale abbiamo maturato una delle maggiori esperienze a livello nazionale».
«Negli anni si sono affidati alla struttura anche personaggi del mondo dello spettacolo e delle istituzioni, come il rapper Blind o l’allora assessore regionale Pietro Foroni. È un segnale importante della competenza sviluppata dal reparto, che però dedica la stessa attenzione a ogni paziente, dagli sportivi ai bambini, fino a chiunque si rivolga all’ospedale».
Nel corso della sua carriera qual è stato l’intervento che, se così si può dire, le ha regalato le maggiori soddisfazioni? E quello più complesso?
«È difficile scegliere un solo momento. Dal punto di vista personale, sicuramente operare mia madre per una frattura di femore è stato molto impegnativo. Un altro momento che ricordo è l’intervento a Nicolò Bulega nel giorno della morte di mio padre. L’intervento era programmato per il pomeriggio e mio padre è venuto a mancare poche ore prima. Bulega, allora come oggi, era ai vertici del Mondiale Superbike: mi chiamò per farmi le condoglianze, ma decisi comunque di operarlo. Credo fosse quello che avrebbe voluto anche mio padre».
«Le soddisfazioni, però, sono state tante: essere scelto come chirurgo dai miei professori di medicina, oppure vedere il sorriso di un paziente dopo un intervento complesso».
«Dal punto di vista mediatico sicuramente l’intervento di Alessio Ponta, il famoso motociclista freestyle, che cadendo da un’altezza di circa 5 metri in allenamento ha rischiato l’amputazione di gamba. E’ stato ricoverato da noi quasi due mesi, due operazioni e dopo la riabilitazione ha ripreso a correre, ad andare in moto e ha conquistato il Guinness dei primati. Ci ha voluto ringraziare facendo uno spettacolo a Oglio Po per la popolazione e i bambini della pediatria. Un campione dal cuore d’oro».
Quali sono le caratteristiche dell’équipe con cui lavora e che nel corso di questi anni ha ottenuto riscontri particolarmente positivi?
«Sono molto soddisfatto della mia équipe. Siamo in nove medici e i risultati raggiunti sono il frutto delle competenze, dell’impegno e della collaborazione di tutti. Per questo ci tengo a ricordarli: Nicola Bertoni, Yewo Henri, Daniele Casalini, Roberto Bisaschi, Vanni Medina, Marco Domenichini, Alberto Longhi, Bianca Pedrabissi. In totale però siamo in dieci medici essendo sempre presente un medico specializzando della Università di Parma con cui abbiamo una convenzione e dove io sono professore a Contratto. Voglio ricordare i Coordinatori (caposala) Annalisa Bernardelli, Patrizia Loritto e Tommaso Dondi. Gli interventi che eseguiamo spaziano dalla traumatologia all’ortopedia, utilizzando sia tecniche tradizionali sia procedure artroscopiche. Ci occupiamo inoltre di chirurgia protesica e siamo riconosciuti dalla SICM, la Società Italiana di Chirurgia della Mano, come Centro di Chirurgia della Mano».
Il presidio ospedaliero Oglio Po non si trova in una grande città, ma al contrario in provincia, collocato in un’area tra l’altro caratterizzata dalla presenza di comuni molto piccoli sia sul versante mantovano sia sul versante cremonese. In tale situazione, che futuro vede per l’ospedale di Vicomoscano?
«L’ospedale Oglio Po è stato inaugurato nel 1993 dalla fusione degli ospedali di Casalmaggiore, Viadana e Bozzolo e serve un territorio di circa 80 mila abitanti, tra il Po e l’Oglio. Non è quindi, in senso stretto, un piccolo ospedale. Inoltre, si trova in una posizione strategica, molto vicina alle province di Parma e Reggio Emilia, da cui arrivano ancora oggi numerosi pazienti. La struttura è stata realizzata secondo il cosiddetto modello Oxford, sviluppato nel Regno Unito e poi adottato anche in Italia. Nel tempo ha dimostrato di funzionare molto bene. Lo si è visto in particolare durante il periodo Covid, quando l’Oglio Po è stato fra i pochi ospedali della bassa Lombardia a continuare a garantire gli interventi di ortopedia e chirurgia generale, mentre altre strutture erano impegnate nella gestione dei pazienti più gravi».
«Anche per questo guardo con fiducia al futuro. In autunno inizieranno infatti importanti lavori di riqualificazione energetica e strutturale, già finanziati, a conferma dell’attenzione e del ruolo che l’ospedale continua ad avere per il territorio».
Nel corso degli anni alcuni servizi sono stati chiusi – ad esempio il punto nascite. Quali possono essere, al contrario, le peculiarità su cui fare leva per valorizzare al massimo il presidio?
«In questi dieci anni all’Oglio Po ci sono stati molti cambiamenti. Tra i più significativi c’è stata la cessazione dell’attività del punto nascite, dopo anni di deroghe rispetto alla normativa nazionale che fissava un numero minimo di parti (500) per mantenere aperto il servizio. È stata certamente una scelta dolorosa per il territorio, ma legata anche al calo delle nascite che continua a interessare tutto il Paese. La sanità, però, deve adattarsi ai cambiamenti della società, della demografia e dei bisogni delle persone. Per questo, accanto ad alcune attività che non avevano più le condizioni per proseguire, altre sono state invece potenziate. L’ortopedia, ad esempio, è passata da Struttura Semplice Dipartimentale a Unità Operativa Complessa, come quella di Cremona. Il numero dei medici è raddoppiato e gli interventi sono passati da 866 a 1.480. Anche l’Oculistica è stata rafforzata e il Pronto Soccorso è diventato una Struttura Semplice Dipartimentale».
«Per il futuro – conclude il Dr. Pedrazzini – credo sia fondamentale continuare a intercettare i bisogni della popolazione e costruire i servizi partendo da quelli. La riqualificazione o la riorganizzazione delle attività deve essere vista in un’ottica più ampia, che coinvolga tutti gli ospedali del territorio, per utilizzare al meglio le risorse disponibili».

Direttore dell’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia 

Il Dr. Alessio Pedrazzini, 55 anni, è medico chirurgo ortopedico, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Oglio Po (ASST Cremona). Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Parma, si è specializzato in Ortopedia e Traumatologia (2003) e in Idrologia Medica (2008). Ha maturato una lunga esperienza come dirigente medico presso la Clinica Ortopedica dell’Università di Parma (Ospedale Maggiore) dal 2005 al 2016, per poi assumere incarichi di coordinamento fino all’attuale direzione. È professore a contratto all’Università di Parma. Esperto in chirurgia della mano e tecniche microchirurgiche, ha conseguito un master dedicato all’Università di Verona e un diploma nazionale in microchirurgia. Si occupa di ortopedia generale, traumatologia e patologie della mano, con particolare riferimento alla rizoartrosi.

SICM ha riconosciuto l’ospedale Oglio Po “Centro specializzato di chirurgia della mano” 

La Società italiana di chirurgia della mano (SICM) ha riconosciuto l’Ospedale Oglio Po di Vicomoscano come undicesimo centro specializzato di chirurgia della mano della Lombardia, la regione italiana con il maggior numero di centri certificati.
Tradotto nella pratica, significa che la struttura complessa di Ortopedia e traumatologia diretta dal Dr. Alessio Pedrazzini risponde a tutti i parametri per essere definita un centro di chirurgia della mano nazionale, a cui ci si può affidare per la qualità dei trattamenti e la professionalità degli operatori.
I criteri di valutazione adottati dalla Sicm sono essenzialmente tre: organizzazione e dotazioni strutturali, competenza per esperienza, competenza culturale.
«Questo importante riconoscimento nazionale – spiega il Dr. Pedrazzini – si basa sulla casistica operatoria e sulla complessità dei trattamenti eseguiti. A questo si aggiunge un altro requisito obbligatorio, che comprende sia il numero delle pubblicazioni scientifiche sia i corsi di formazione e le lezioni tenute. Va ricordato che, ormai da più di 8 anni, l’ospdale Oglio Po è sede di insegnamento universitario in collaborazione con la Scuola di specializzazione di ortopedia dell’Università degli studi di Parma. Un’attività che ha portato valore».
«Il raggiungimento di un simile risultato è dovuto senza dubbio al lavoro di un’équipe allargata e multidisciplinare, fatta da ortopedici, anestesisti, infermieri di sala operatoria, di reparto e gessisti», precisa Pedrazzini.
Tutti professionisti che con competenza e capacità organizzativa hanno contribuito a far crescere l’Oglio Po, al punto di trasformarlo in un centro specializzato di chirurgia della mano. Un plauso dunque al dottor Pedrazzini e a tutta la sua équipe, per l’impegno costante e l’ambizione di fare sempre meglio a vantaggio dei servizi e delle cure ai pazienti. Questo riconoscimento premia i lavoratori dell’Oglio Po che con dedizione svolgono quotidianamente una professione difficile e complessa.